SE IL VOTO DIVENTA VUOTO

RIMINI - Notizie primo piano - gio 03 mag 2012
di Stefano Cicchetti

Le elezioni del 6 e 7 maggio
Ogni giorno che passa i sindaci possono decidere sempre meno

Domenica 6 maggio e lunedì 7 maggio si vota in quasi mille comuni italiani di tutta la penisola; oltre 9 milioni e mezzo saranno gli elettori chiamati ad esprimersi per rinnovare i sindaci e i consigli comunali.
Da noi si va alle urne a Coriano, dopo il commissariamento seguito alle dimissioni del sindaco. In regione sono importanti le consultazioni di Parma, Piacenza, Comacchio e Budrio.
Da quando l'Italia è governata dai tecnici non eletti, per la prima volta la parola toccherà dunque agli elettori.
Per decidere cosa? Certamente chi amministrerà le loro città. Molto più difficilmente potranno però scegliere come le amministreranno.
Perché? Perché il margini di manovra di ogni sindaco, a qualsiasi schieramento appartenga, si restringono ogni giorno che passa. Al netto delle chiacchiere, non ci sono soldi. E se ci sono non si possono spendere. Nemmeno per pagare i fornitori, dicono i primi cittadini.
L'ultimo a gridarlo è stato Matteo Renzi: "Sono pronto a violare il patto di stabilità. Io lo chiamo da tempo patto di stupidità perché ad esempio il Comune di Firenze ha 92 milioni di euro in cassa e ne può spendere solo 9. Ne parleremo il prossimo 24 maggio a Venezia con gli altri sindaci dell'Anci, ma io annuncio fin da ora di esser pronto a violare le regole del patto. Renzi ammette che qualche rischio ci sarebbe: "Sono pronto a violare il patto pur in presenza di alcuni gravi rischi, non potremmo contrarre mutui l'anno successivo però su questo potremmo organizzarci. Si riduce inoltre anche l'indennità del sindaco di un terzo ma io sono disponibile a tagliarmi 15 mila euro dallo stipendio purché la mia città possa vedere le aziende che finalmente riscuotono dal Comune. L'incognita vera è che per chi viola il patto dall'anno successivo ci sarebbero ancora minori trasferimenti dallo Stato e questo sarebbe inaccettabile. Ragioneremo".
Dello stesso tenore le annunciate rivolte contro l'Imu. Di qui a domenica, ne sentiremo parecchi di aspiranti sindaci a giurare che loro non applicheranno l'odiata tassa, o solo il minimo indispensabile, o che comunque va cambiata eccetera eccetera. Del resto, sono già seicento i sindaci già in carica che annunciano sfracelli, dal licenziamento di Equitalia alla rivolta fiscale pura e semplice.
Anche qui il come resta avvolto nella nebbia. Non scendono nei dettagli né il veronese Flavio Tosi né il varesotto Attilio Fontana. L'onorevole Gianluca Buonanno, ex sindaco di Serravalle e Varallo Sesia, dice che "una commissione sta vagliando una nutrita serie di interventi coordinati". Con tutta il rispetto che merita ogni commissione parlamentare, il minimo che si possa constatare è che di tali organismi non facciamo certo difetto.
Da martedì in poi, i proclami incendiari faranno i conti con la dura realtà. La quale, sfortunatamente, non dà retta né a Mario Monti né a tutti coloro che hanno in tasca la ricetta per fare meglio di lui, beninteso evitando accuratamente di divulgarla.

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