Buon compleanno Castel Sismondo!

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 21 mar 2012
di Annamaria Bernucci

E Rimondini rilancia l'ipotesi Brunelleschi
La costruzione iniziò il 20 marzo di 575 anni fa

Sigismondo Pandolfo Malatesta si definiva auctor del suo Castello: ideatore, committente, progettista. Ma in occasione del ciclo di conferenze organizzato dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Rimini dal titolo I maestri e il tempo, il professor Giovanni Rimondini ha presentato una silloge dei suoi più aggiornati studi di architettura rivolti ad indagare la diretta progettualità di Filippo Brunelleschi a Castel Sismondo. Rimondini, storico delle forme artistiche e architettoniche, si è sempre occupato di metodologia della ricerca critica: il tema proposto "Filippo Brunelleschi e i Malatesti a Pesaro e a Rimini. Fortuna e sfortuna storiografica di una presenza" ha aperto la strada a molte tesi. Pur nella apparente latenza di 'prove certe', (documentarie, letterarie e stilistiche), molti sono gli elementi che concorrono a congetturare l'autorità progettuale del Brunelleschi nel castello riminese; è accertata la sua presenza a Rimini nel 1438 in occasione di sopralluoghi nei territori malatestiani alle fortificazioni sigismondee in Romagna e nelle Marche; Vasari riferisce che progettò la fortezza del porto di Pesaro. "Filippo di ser Brunelleschi va al signore di Rimini, parte da Firenze il 28 agosto e torna il 22 ottobre ": così era scritto nel giornale del Provveditore dell'Archivio dell'Opera del Duomo di Firenze, poi trascritta nel XVI secolo da Carlo Strozzi. Brunelleschi certamente consulente di Sigismondo, dunque. Rimondini, lavorando con strumenti della ricerca documentale e della critica stilistica descrittiva, getta le basi per interessanti ipotesi e una vera e propria ‘agenda' brunelleschiana: cioè a dire una serie di riflessioni da indagare e approfondire che condurrebbero all'architetto fiorentino. La profonda conoscenza dell'architettura antica, vitruviana in particolare, che la struttura del castello restituisce; cioè la geometria dell'impianto (circolare l'area in cui sono inscritti i corpi di fabbrica quadrati); le sue forme geometriche pure, come le celebrate torri a scarpa che il Valturio definì spettacolari e a guisa "di piramidi"; l'alto livello stilistico dell'ala cosiddetta di Isotta; l'inserimento del castello nella forma urbis riminese nel rispetto delle simmetrie parallele in asse all'antico decumano; l'interesse attento e profondo dello stesso Leon Battista Alberti impegnato nell'altro ‘cantiere' di Sigismondo, il Tempio; non ultima, l'alta concentrazione, nel ‘400, di carmina che qualificano ed esaltano il castello. Insomma molto concorre a ritenere l'autoria di Brunelleschi del tutto possibile.

I riferimenti astrali incisi nella pietra
E l'astrologo aprì il cantiere
Indicati perfino l'ora e il minuto del via ai lavori

Gli astrologi di corte avevano definito le migliori convergenze astrali per la sua erezione come si conveniva nella corte di un signore. Il "penultimo mercoledì di quaresima, il 20 marzo 1437 alle ore 18 e 48" si diede avvio ai lavori di costruzione di Castel Sismondo. La testimonianza, dagli storici ritenuta più che attendibile, è murata in un'epigrafe con caratteri latini in una parete esterna del castello e costituisce una prova documentaria che sigla l'apertura di questo cantiere imponente cui si attese sino al 1447; ma che fu sicuramente protratto nell'esecuzione dei lavori oltre 1454. Sigismondo, poi provato dalle avverse fortune politiche ed economiche, precipitate anche con la scomunica inflittagli dal papa ‘nemico', Enea Silvio Piccolomini, vi dimorò probabilmente dal '46 e vi morì nel 1468. Sorgeva in posizione strategica nel punto dove la cosiddetta porta del Gattolo, vicina alla cattedrale di S.Colomba, immetteva nella via Aretina e verso i possedimenti aviti che i Malatesta avevano consolidato nella valle del Marecchia. E sorgeva, inglobandolo, sul più vecchio palatium magnum che Malatesta il centenario aveva già dotato di curia, cioè di una sala consiliare e che fu poi fortificato dopo il 1431 da Galeotto Roberto.

Dimora di corte e fortezza
Così lo volle Sigismondo, col grande cassero, la doppia cinta con rivellini, le torri dotate di merlature e beccatelli. L'immagine del castello riminese è 'eternizzata' da tre riferimenti iconografici diventati oltremodo celebri: l'affresco di Piero della Francesca al Tempio (1451), la medaglia di Matteo de Pasti (1446) e il bassorilievo scolpito da Agostino di Duccio nella cappella dei pianeti con la raffigurazione della città (1454).Al suo interno Sigismondo si circondò di fasto e intelligenze tra le più dotate del primo umanesimo e con loro creò una stupefacente imprenditoria culturale che ha confronti solo le grandi corti italiane, gli Este, i Gonzaga, gli Sforza, i Montefeltro. Un castello che occupava un'ampia area per la quale si erano espressamente demolite le case e il battistero. La spessa coltre di asfalto attuale copre quella che un tempo era la 'corte a mare' e l'imponente fossato, già riempito nel 1826, quando un conclamato declino del castello e delle sue prioritarie funzioni difensive ne avevano già trasformate le destinazioni d'uso.

 

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