E adesso che tutte le feste si sono portati via?
The day after nei supermercati e centri commerciali
Di fronte alle vetrine fra malinconia, imbarazzo e qualche fastidio
Archiviato il micragnoso Natale 2008, il consumatore può scegliere fra tre opzioni: malinconia imbarazzata e sgomento malinconico. La malinconia semplice è quella che si prova di fronte alle vetrine che smettono le decorazioni natalizie in tempi ragionevoli, diciamo entro il primo weekend dopo l'Epifania. Colpisce per lo più i sentimentali, quelli che non riescono a odiare le feste, e preferiscono quell'atmosfera febbrile, dolciastra e spendereccia al tetro grigiore del resto dell'anno. Quando gli addobbi sono ancora lì a metà gennaio, causa negligenza del negoziante o mancanza di personale, e restano a impolverarsi fino a Pasqua, la malinconia sfuma nell'imbarazzo, e può sconfinare nel fastidio, perché la scritta «buon Natale» in marzo sembra una presa per i fondelli.
Ma anche l'eccessiva tempestività nell'eliminare ogni traccia delle feste appena trascorse ha il suo contraccolpo emotivo: lo sgomento malinconico, appunto. Fra le declinazioni della malinconia post-natalizia è la più recente, ed è tipica dei supermercati e dei centri commerciali, dove già dai primi di gennaio spariscono Babbi Natale, stelle comete, panettoni e tappeto musicale con le compilation natalizie di Bing Crosby. I simboli delle feste vengono scacciati nottetempo, espulsi come immigrati cui è scaduto il permesso di soggiorno. Non c'è il tempo di un saluto, di un arrivederci, di un ultimo tuffo nell'atmosfera natalizia, di un pandoro scontato per addolcire il ritorno alla vita normale. Ti viene da pensare che, sotto sotto, per la grande distribuzione il Natale sia un trauma da rimuovere, un delitto i cui segni vanno cancellati appena possibile: ma se è così, allora tutto quell'entusiasmo natalizio era una finta.
E noi che credevamo che anche loro, i centri commerciali e i supermercati, a Natale diventassero più buoni. Macchè. Volevano solo i nostri soldi per lo shopping natalizio, e ora per averne altri devono farci dimenticare di averne appena spesi un botto. Di qui la sensazione di sgomento malinconico. Perché d'accordo, lo sapevamo anche prima che erano fatti così, ma, via, un po' di ritegno. Nelle vetrine di Coin il 4 gennaio era già primavera inoltrata, con alberi fronzuti e manichini biancovestiti, e ti chiedevi chi aveva bevuto troppo a Capodanno, se tu o Coin. Gli esseri umani non hanno il metabolismo a mille, come i centri commerciali. Un minimo di tempo per digerire le feste anche a livello di portafogli, ci vuole. Certo, ci sono i saldi, e dobbiamo correre a liberare gli scaffali dagli articoli autunno-inverno, se no poi i negozi licenziano le commesse e Berlusconi dice che è colpa nostra. Se possiamo, ben volentieri. Ma non basta mettere in vetrina i manichini in bermuda per convincerci che siamo già in primavera ed è ora di rinnovare il guardaroba. Anzi, come presa per i fondelli, è anche peggio della scritta «buon Natale» in marzo.
http://www.liaceli.com/
commenti
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




