No Tav? No, grazie!

RIMINI - Notizie satira - mer 07 mar 2012
di Nando Piccari

La china pericolosa di una protesta
Il vero motivo della lotta ormai perso di vista

La mia avversione per i caporioni "No-Tav" non mi ha impedito di tifare per la salvezza di Luca Abbà e di gioire quando i medici l'hanno finalmente certificata. Il che non è affatto in contraddizione con la convinzione che salire su quel traliccio sia stata una stupida prova di "rambismo", finita in quel modo per esclusiva responsabilità del suo autore; donde l'assurdità delle manifestazioni "di protesta" che ne sono seguite, per lo più cariche di violenza.
C'è di che essere allarmati per la piega che sta prendendo quella vicenda. È infatti sempre più evidente che l'opposizione alla Tav è il vero "motivo di lotta" solo di una minoranza di Valsusani, mentre a tanti altri fornisce "un pretesto qualsiasi" per le scorribande vandaliche che in suo nome vengono compiute lì e nel resto d'Italia; le quali, per la presenza di consolidati "mascalzoni di piazza" che le dirigono e per le modalità paramilitari con cui vengono attuate, presentano caratteristiche che non è azzardato definire pre-terroristiche.
Chi ha vissuto i drammatici anni '70 sa che il terrorismo ha potuto nascere e mettere in opera il suo sanguinario progetto grazie anche al fatto di sentirsi le spalle coperte dalla repellente intellettualità dei Toni Negri e degli Scalzone, così come dall'infame equidistanza di chi teorizzava "né con lo Stato né con le Brigate Rosse" e perfino dall'inconsapevole, ma prezioso aiuto di coloro che nel campo democratico bollavano come "repressione di Stato" ogni tentativo di combattere quelle bande criminali con adeguate misure legislative e di polizia.
Ma se alla fine il terrorismo è stato sconfitto, gran parte del merito va ai tantissimi democratici che, pur lottando per alcuni degli obiettivi di cui si era impossessata la macabra propaganda brigatista, non ebbero mai paura di gridare in faccia ai terroristi: "Non ci rappresentate, siete nostri nemici"; fino al punto, qualche volta, di pagare quella fermezza con la vita, come successe all'operaio genovese Guido Rossa, assassinato dalle BR. Se al suo posto di ci fosse stato l'orrido Perino, leader dei no-tav, ci saremmo ritrovati i brigatisti a Palazzo Chigi, anziché in galera!
Il "movimento No-Tav" non solo tollera, ma favorisce la violenza, ricercando un'alleanza strategica con i peggiori mascalzoni della cosiddetta "area antagonista"; con buona pace dei sermoncini sulla "non violenza" e dell'oltraggiosa esecuzione di "Bella Ciao" a beneficio di compiacenti telecamere. Molte sono le violenze consumate in loco: intimidazioni e minacce ai tantissimi valligiani favorevoli alla Tav (amministratori, operatori economici, semplici cittadini); aggressioni a taluni giornalisti ritenuti spie; assalti al cantiere, con incendi e bastonature di operai; ossessiva ricerca dello scontro con la polizia da parte di black bloc amorevolmente ospitati. Si aggiungono poi le violenze esportate, con l'ausilio di una "teppaglia metropolitana" - figli di papà dei centri sociali, picchiatori da stadio, infiltrati della criminalità - a cui si accodano decine di irresponsabili, smaniosi di provare l'ebbrezza di raid squadristici come quello alla sede del PD, o il "rischio zero" di blocchi stradali e ferroviari, che danneggiano tanta gente ma incredibilmente non costituiscono reato.
Non mancano poi le strizzatine d'occhio dal mondo dell'informazione, a cominciare dalla "soap opera para-giornalistica" di Santoro, che nell'ultima puntata ha presentato sull'argomento la becera stizzosità di Travaglio e la santificazione del cialtrone balzato due volte alle glorie televisive: per la "coraggiosa" provocazione a quel poliziotto e, all'indomani, per aver cercato di impietosirci con il suo ridicolo piagnucolio, mentre veniva sollevato di peso dagli agenti che liberavano la strada occupata. «Mi immedesimo nel mio idolo Peppino Impastato», ha avuto l'impudenza di dichiarare quel pusillanime, millantando un osceno paragone fra sé e il coraggioso ragazzo siciliano fatto assassinare dal boss mafioso Badalamenti, che aveva osato sfidare.
Per fortuna, la medesima sorte è riuscito a evitarla il Procuratore di Torino Caselli, quando a Palermo coordinava la lotta a "Cosa Nostra". Oggi, però, la mafia ha la piccola soddisfazione di sapere che, avendo egli fatto arrestare i responsabili di violenze in Val di Susa, sta ricevendo dai No-Tav insulti che Totò Riina sottoscriverebbe volentieri.

 

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