Scordiamoci un Obama italiano
Troppe differenze fra noi e gli americani
Non solo alla sinistra sarebbe però utile imparare da lui
Come scrive lo Herald Tribune del 5 novembre 2008: "La storia del viaggio di Obama al vertice della politica degli Stati Uniti è quella di una campagna che è stata, anche agli occhi di molti avversari, quasi impeccabile." E ogni pezzo di comunicazione lo ha confermato.
E' possibile in Italia imitare Obama, come ha cercato di fare Veltroni?
La prima differenza tra Italia e USA è che la politica americana è fortemente diversificata tra attività normale e campagna elettorale. Da noi la TV è controllata dai politici e ogni giorno siamo afflitti da noiose quanto inutili dichiarazioni di personaggi imposti dal potere ma assolutamente sgradevoli da vedere e ascoltare, che dicono l'uno il contrario dell'altro. In America (e in molti altri paesi) viene semplicemente documentato ciò che il governo fa quando c'è una notizia.
In questo modo la politica elettorale si distacca nettamente dagli altri fatti e attira l'interesse nazionale solo ad ogni tornata elettorale.
In secondo luogo il processo di selezione dei candidati attraverso le primarie è vero, i candidati sono spesso quasi sconosciuti a livello nazionale, e a volte è un duello durissimo, come tra Obama e Hillary Clinton. Il fatto che un duello sia duro non significa che non possa essere leale. La Clinton sarà Segretario di Stato, forse la carica più importante del governo federale. Obama potrà comunque licenziarla, lo sanno tutti e due, e se accadrà non ci sarà una faida di partito di vent'anni. Da noi le primarie del PD stanno solo ora mostrando qualche caso interessante, e questo si ha sempre quando il candidato vince a sorpresa (come Vendola in Puglia) o batte il candidato dell'apparato. Ma la vita insegna che chi sa battersi ha più probabilità di vincere di chi non lo ha mai fatto. Un partito forte è un partito aperto. In democrazia vince chi crede nella democrazia, come nel calcio vince chi crede nel calcio. Chi ha truccato il calcio lo ha rovinato, rovinando anche se stesso.
Infine Obama stesso. Gli USA sono nelle loro radici un paese di cultura puritana. Il rito religioso non è la liturgia misterica della messa ma la parola del pastore, spesso eletto dalla sua comunità. Nonostante la tecnologia avanzata, è ancora la parola, e con essa il corpo del predicatore, il suo volto, le sue mani, la sua voce, il suo sguardo, che costituiscono il cuore della battaglia elettorale. Nulla può sostituire il carisma che un uomo sa trasmettere col suo volto e la sua voce, neppure i filtri della televisione. Anzi, i mass media amplificano a dismisura il magnetismo personale. Obama è uno degli oratori più straordinari che abbia visto da molti anni. Parla tra l'altro un inglese chiarissimo, e questo aiuta, perché negli USA milioni di persone l'inglese lo sanno poco. Consiglio di provare ad ascoltarlo: su YouTube si trova tutto. Il famoso discorso "Yes we can" dura comunque 13 minuti. Un politico italiano in 13 minuti riesce appena a cominciare a parlare. Ma provate ad ascoltare attentamente una persona per 13 minuti. Ebbene, Obama si lascia ascoltare: ogni frase è attentamente costruita, retoricamente perfetta, eseguita come se fosse inventata sul momento. Ma non è così. E' professionalità di altissimo livello, che in Italia siamo lontanissimi da avere raggiunto.
Ci sarebbe ancora molto da dire, ma in sintesi la risposta che penso di poter dare è che attualmente non è possibile imitare Obama. Il massimo che si può fare è cercare di costruire le condizioni per poterlo fare, ricordando sempre, in ogni caso, che l'Italia non è l'America. Ma Obama è un buon esempio da studiare. Non solo per la sinistra, ovviamente.
Prendete la questione istraeliana. Obama ha detto: "Se qualcuno sparasse razzi contro casa mia, dove dormono le mie due figlie, io farei qualunque cosa per fermarlo. E mi aspetterei che Israele facesse qualunque cosa per fermarlo".
Quando si dice che gli elettori hanno un pensiero semplice, io penso che sia un complimento. Un intellettuale di sinistra disse una volta: "La verità è sempre rivoluzionaria." E spesso è anche semplice.
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