Storia delle donne: dall'ambiguo malanno a "Se non ora, quando?"

RIMINI - Notizie cultura - mer 07 mar 2012
di Lorella Barlaam

10 marzo "Nel segno di Atena: politico femminile plurale"
Monica Centanni: "Non c'è un processo lineare di emancipazione dall'inciviltà della discriminazione"

"Nel segno di Atena: politico femminile plurale" è il titolo della conversazione che Monica Centanni, Professoressa di Letteratura greca, Università IUAV di Venezia, terrà a Rimini il 10 marzo, parte del progetto Aspasia che si propone "una Scuola di formazione rivolta alle donne" per "creare ambiti di confronto riguardo ai linguaggi e ai processi partecipativi" in politica. Ma la condizione e l'immagine delle donne nell'antichità greca e romana resta quella di un "ambiguo malanno", la cui discriminazione politica e giuridica è quasi "naturale". In questo, che contributo può dare uno sguardo sulla storia delle donne? «Più che sulla storia delle donne - la storia, questa grande invenzione greca, è storia di tutti, altrimenti non è degna di essere considerata tale - può essere illuminante uno sguardo sulle figure femminili che si stagliano in evidenza dalle vicende storiche antiche, ma anche e soprattutto delle grandi protagoniste della storia del pensiero» chiarisce la Centanni. «Solo due nomi agli albori e sul crepuscolo della filosofia antica: Diotima e Ipazia. Su un altro piano sono da considerare i grandi personaggi femminili del mito e della tragedia, anche perché possono entrare nel gioco di definizione di un nuovo profilo del femminile nella nostra contemporaneità.» Perché ha messo il "politico, femminile, plurale" sotto il segno di Atena? «Perché Atena è prima di tutto Signora della tessitura, dell'ordito e della trama; e poi, per traslato, Signora della polis - di ogni città, non solo di Atene: ogni città ha un palladion come talismano protettivo. Atena è in armi, non per attaccare ma per difendere la città da ogni aggressione. È la dea della trama e del tessuto e, come figura della cura, per il disegno di insieme e del dettaglio puntuale, è la dea della complessità e dello splendore del gioco politico.» Pensando all'otto marzo, quanto sono ancora sottilmente tenaci le radici della discriminazione e quali forme culturali rivestono oggi? «Discriminazione sì, ma ancor più spesso forme di avvilente degradazione delle figure del femminile, magari mascherate da pelose galanterie. O da attenzioni. Quelle della discriminazione, come lei dice, sono radici sottilmente tenaci, che riemergono a tratti, di epoca in epoca. Sono varie le forme di brutalità che attengono al lato satiresco del maschile - un lato, sia chiaro, che può essere presente anche in una donna. E non c'è un processo lineare di emancipazione dall'inciviltà della discriminazione. Sono piuttosto riemersioni, intermittenti e a diverse latitudini geografiche e culturali, che prendono forza nei periodi di degrado dell'estetica pubblica e dello stile politico. Come il periodo tristemente macabro e pornografico da cui l'Italia è uscita felicemente, e speriamo definitivamente, poco più di tre mesi fa. Forse questo dovremmo festeggiare l'8 marzo - se non ora quando?» Sala del Giudizio, Museo della Città, ore 17. Info: tel. 0541 793851

 

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