Il contrassegno handicap? Uno status symbol

RIMINI - Notizie satira - mer 07 mar 2012
di Lia Celi

Tutti pronti per le Paralimpiadi?
Tanti macchinoni negli stalli appositi e qualcuno anche fuori posto

Non sempre l'invalidità obbliga a una vita grigia e priva di soddisfazioni. Oscar Pistorius, l'atleta senza gambe, parteciperà alle Olimpiadi di Londra, che fra i tedofori vedranno forse l'italiana Bebe Vio, 15enne spadaccina paralimpica che tira in sedia a rotelle. Andrea Bocelli è una star mondiale; la ministra Severino, priva di un braccio per malattia, è una principessa del Foro da 7 milioni l'anno.
A giudicare dai tanti macchinoni che espongono l'apposito contrassegno, anche gli invalidi riminesi non se la passano male, economicamente parlando. Ma sarebbe bello che aspirassero a imprese più gloriose che parcheggiare acrobaticamente i loro catafalchi tra i paletti anti-sosta selvaggia predisposti dal Comune in Corso d'Augusto. Può darsi che abbiano problemi di deambulazione, ma sicuramente non di vista, a giudicare dalla precisione millimetrica con cui inseriscono vetture appena meno ingombranti della Costa Concordia fra i bastoni di metallo. Con un occhio simile sicuramente alle Paralimpiadi spopolerebbero nelle discipline tipo tiro con la pistola o con la carabina. Altri invalidi malatestiani invece i problemi di vista ce li hanno eccome. Quelli che la mattina parcheggiano in frotta il macchinone tra Vicolo Battarra e Vicolo Gioia per andare a far colazione proprio in un noto bar sotto il portico, devono averlo scambiato per una specie di centro sociale per disabili col Suv, e i gestori, per delicatezza, non li hanno mai avvertiti dell'equivoco. E neanche i vigili hanno mai avuto il cuore di disilluderli, né tantomeno di far loro una piccola multa. Vuoi accanirti contro povere creature già bersagliate dalla sfortuna? E' vero, parecchi di loro, a vederli, sembrano fisicamente integri e chiaroveggenti.
Ma l'apparenza inganna. Il vigile mica può andare a tastargli i pantaloni o le maniche della giacca per vedere se nascondono due protesi in fibra di carbonio. Comunque se il medico di famiglia certifica la persistenza delle difficoltà di deambulazione (e il medico di famiglia è un uomo d'onore) il contrassegno è valido. E se, ma proprio in rarissimi casi limite, il conducente della macchina non è l'invalido titolare del contrassegno, che magari in quel momento si trova in pellegrinaggio a Lourdes, nessun problema: come ha da pochissimo stabilito la Cassazione, l'utilizzo abusivo dei contrassegni dei parenti è solo un piccolo reato amministrativo, punibile con una tenue multa. Considerato che la probabilità di venire beccati è lontanissima, astenersi dall'abuso è puro autolesionismo, e pazienza per i veri invalidi che trovano le piazzole riservate già invase o devono fare lo slalom fra supercar col contrassegno conto terzi. Bè? Possono allenarsi per la corsa paralimpica a ostacoli.

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