La corte europea condanna l'Italia

RIMINI - Notizie attualità - mer 07 mar 2012
di Silvia Fabbri

Emigrazione e diritti umani

Il 23 febbraio l'Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per i respingimenti verso la Libia avvenuti tra il 6 e il 7 maggio 2009. La Corte di Strasburgo punisce il nostro Paese per aver violato l'articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura, l'articolo 4 del Protocollo n.4 della Convenzione, che vieta le espulsioni collettive, e perchè l'Italia non ha garantito in alcun modo il diritto ai migranti di ricorrere alla giustizia italiana. La decisione dell'organismo di Strasburgo è legata al caso Hirsi, la prima operazione di respingimento avvenuta il 6 maggio del 2009, a 35 miglia a sud di Lampedusa, in acque internazionali. Come si legge sul sito del Cir, il Centro italiano per i rifugiati, in quell'occasione: "Le autorità italiane hanno intercettato una barca con a bordo circa 200 somali ed eritrei, tra cui bambini e donne in stato di gravidanza. Questi migranti sono stati presi a bordo da un'imbarcazione italiana, respinti a Tripoli e riconsegnati, contro la loro volontà, alle autorità libiche. Senza essere identificati, ascoltati né preventivamente informati sulla loro reale destinazione. I migranti erano, infatti, convinti di essere diretti verso le coste italiane. 11 cittadini somali e 13 cittadini eritrei, rintracciati e assistiti in Libia dal Consiglio italiano per i rifugiati dopo il loro respingimento, hanno presentato un ricorso contro l'Italia alla Corte Europea. Come ha scritto Cir: "La maggior parte di essi è stata reclusa per molti mesi nei centri di detenzione libici ove ha subito violenze e abusi di ogni genere. Due ricorrenti sono deceduti nel tentativo di raggiungere nuovamente l'Italia a bordo di un'imbarcazione di fortuna. Altri sono riusciti a ottenere protezione in Europa, un ricorrente proprio in Italia. Prima respinti e poi protetti, a dimostrazione della contraddittorietà e insensatezza della politica dei respingimenti". L'Italia ora dovrà versare un risarcimento di 15mila euro più le spese a 22 delle 24 vittime, in quanto due ricorsi non sono stati giudicati ammissibili.

 

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