Il segreto di Ariodante: il valore politico della memoria

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 22 feb 2012
di Lorella Barlaam

Il 17 febbraio presentato "Il segreto di Danilo"
Tante le riflessioni scaturite dall'ultimo libro di Schiavoncini

«L'etimologia ci rivela che Ariodante significa nobile giudice.» Così Giuseppe Chicchi ha esordito presentando "Il segreto di Danilo. Novant'anni di pagine", l'ultimo libro di Ariodante Schiavoncini, appena uscito nelle edizioni Chiamami Città con la prefazione di Marco Missiroli. Una definizione avvalorata - secondo Chicchi, sindaco di Rimini negli anni ‘90 - dall'equilibrio dei giudizi in quella «lontana stagione della politica riminese» da entrambi condivisa e dalla laica capacità narrativa di Dante, sottratta ai facili moralismi. Tante le persone che il 17 febbraio hanno partecipato non solo alla presentazione del bel libro di «un artigiano» della scrittura «che azzarda» come lo definisce Missiroli, ma anche a un momento di riflessione sul valore politico della memoria di chi ha costruito l'Italia libera e democratica. La memoria di una generazione che è riuscita a ripartire da zero dopo la guerra, come ha sottolineato il sindaco Andrea Gnassi, che mette in prospettiva quello che viviamo oggi, una città fluida capace di essere metropoli restando borgo, e rende più forte il nostro essere cittadini. La memoria dei padri, ha aggiunto Stefano Cicchetti, direttore di Chiamami Città, che c'erano quando noi non c'eravamo ancora e ci permette di ricostruire le nostre radici identitarie. Una memoria da tutelare e far riscoprire, secondo Daniele Susini, presidente provinciale ANPI, che accompagna Ariodante nelle scuole a raccontare una lotta «che non è ancora finita.» E poi l'ascolto è stato tutto per Dante, che ha ricevuto in dono una targa ricordo dell'ANPI per i suoi novant'anni, ha letto alcuni dei suoi articoli, si è commosso recitando i versi che scrive «dall'intimo, per fermare i suoi sentimenti» e promesso un prossimo libro. E per Guido Lucchini, altro "ragazzo della Barafonda" da sempre amico di Dante, che a quella Rimini giovane di orgogliosa povertà ha dato voce in versi e teatro. «Non si può evitare di fare i conti con un passato che per Ariodante è sempre stato ossatura morale delle sue vicende descritte: la politica, la società e i soprusi ai più deboli» ha scritto Marco Missiroli. «Il riscatto dei "miserabili" rispetto a chi tiene stretto il potere, è questo uno dei fini della scrittura di Dante che non scivola mai nel patetismo, semmai in una disillusione che si fa nostalgia.» Una memoria capace di farsi parola, che serba per noi la speranza che il nubifragio, anche adesso, si possa vincere.

 

 

 

 

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