Le peripezie del cippo di Cesare

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 22 feb 2012
di Luca Vici

Già nel medio evo si ammirava il luogo dello storico discorso
Alea iacta est

Al centro dell'odierna Piazza Tre Martiri si erge un cippo marmoreo realizzato nel 1555 per rinnovare la memoria di un sasso "vetustate collapso", come dice l'iscrizione, nel punto in cui secondo la tradizione Giulio Cesare arringò i suoi soldati dopo aver passato il Rubicone, il 10 gennaio del 49 a.C., scatenando la guerra civile contro Pompeo e il Senato: il tramonto della repubblica, l'alba dell'impero.

Tradizione, appunto, nessuna prova storica. Ma una tradizione molto antica, se già nel medio evo era ben viva.
Francesco Petrarca nella sua vita di Cesare (in De viris illustribus, 1337), racconta un aneddoto personale di quando era bambino: "Mi fu mostrata con orgoglio una pietra ("lapis") in mezzo della piazza, dove si dice che Cesare arringò".
Anche Gaspare Broglio Tartaglia, segretario e ambasciatore di Sigismondo Pandolfo Malatesta, nella sua cronaca (1477) cita la piazza come quella dove "Cexero imperatore si fermò e fece la diceria alli suoi capitani... ed avvi anque el petrone nel quale montò a fare la diceria".
Si parla dunque di un "pietrone", quello visto anche da Petrarca, e non del cippo, realizzato appunto nel 1555. Un'iscrizione in latino recita sul retro: "I consoli riminesi hanno restituito questo suggestum crollato per l'antichità nei mesi di novembre e dicembre 1555".
Nel 1555 dunque rimaneva soltanto un avanzo del "pietrone" collassato, posto come una reliquia su di un apposito basamento, ossia il cippo, sulla cui cima è ancora oggi visibile un perno in ferro per fissare il reperto. Quasi a conferma dell'autenticità della "reliquia", il console in carica nei mesi di novembre e dicembre fece incidere attorno alla base del pietrone il proprio nome: Camillo Passarello.
Il terremoto del 1786 danneggiò il cippo, tanto che ancora nel 1807 un perito del Comune affermò che: "lo zoccolo è completamente frantumato e deve essere restaurato con grappe di ferro".
Un restauro venne effettivamente eseguito, dato che lo zoccolo è separato dal resto della struttura, mentre nel 1818 si procedette ad un radicale intervento conservativo, nel corso del quale viene anche notata e trascritta l'iscrizione di Camillo Passarello.
Fonte: Cristina Ravara Montebelli, "Il cippo riminese di Giulio Cesare, omaggio ad Augusto Campana".

Le parole che cambiarono la storia
I versi del poeta Lucano (Pharsalia I, 235-245), rendono l'atmosfera di sbigottimento fra i riminesi all'arrivo dei 50 mila legionari di Cesare che avevano osato superare il Rubicone: "Ormai sorgeva il giorno che avrebbe visto i primi sconvolgimenti di guerra...Non appena i soldati, conquistato il foro, ebbero l'ordine di porvi le insegne, lo stridore dei litui e il clangore delle trombe fecero risuonare, insieme ai rauci corni, l'empio segnale di guerra..".
Ad Ariminum Cesare pronunciò un discorso alle truppe ("allocutio") in una posizione elevata ("in agmine") per essere visto da tutti. Solo Lucano parla di questo agmine. Da notare che sul lato occidentale del foro e di fronte al sito del teatro romano esisteva almeno fin dal Mille una chiesetta parrocchiale intitolata a S. Maria in Agminis (o Acuminis, Acumine, Argumine, Ergomin, Agone) poi semplice oratorio "della Gomma", da cui l'omonimo vicolo.

Così il "pietrone" andò perduto
L'antico reperto forse confuso fra le macerie dei bombardamenti

Nel 1924 si decise di spostare il cippo di Cesare all'interno del Museo Civico (che si trovava nell'ex-convento di San Francesco accanto al Tempio Malatestiano) perché considerato d'ostacolo alla viabilità.
Tuttavia, a seguito di proteste della Soprintendenza, il cippo fu ricollocato nella piazza nell'ottobre del 1926, sebbene in posizione più defilata, vicino al tempietto di Sant'Antonio.
Durante la rimozione del cippo dal luogo originario, Carlo Tonini scoprì che poggiava su fondamenta di pietre e calcestruzzo dallo spessore di 48 cm.
Durante i bombardamenti del 1943-44, i palazzi di piazza Giulio Cesare (ora Tre Martiri) vennero danneggiati pesantemente. Cumuli di macerie ricoprirono il cippo.
Probabilmente al momento della rimozione delle macerie il "pietrone" non fu riconosciuto e gettato insieme al resto. Fatto sta che dal quel momento se ne persero le tracce.
Dopo la pedonalizzazione e il nuovo arredo di piazza Tre Martiri, il cippo è stato rimontato nella sua posizione originaria. L'epigrafe, probabilmente non trascrizione di un testo più antico ma coeva al cippo cinquecentesco, recita:


C. CAESAR
DICT.
RUBICONE
SUPERATO
CIVILI BEL.
COMMILIT.
SUOS HIC
IN FORO URB.
ADLOCUT

 

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