Un passo avanti e due indietro

RIMINI - Notizie primo piano - mer 14 gen 2009
di Stefano Cicchetti

Così affrontiamo la crisi

Debito e spesa pubblica continuano ad aumentare

Proviamo a pronunciare 1.670,6 miliardi di euro. Non bastasse, proviamo a tradurre in vecchie lire, per arrivare a 3 milioni 234.732 e rotti miliardi. A tanto è giunto, secondo il dato della Banca d'Italia, il debito pubblico italiano. Più o meno, il baratro di cinque anni fa. Eppure, sempre secondo la stessa fonte, le entrate tributarie sono aumentate in un anno del 2,8 per cento, toccando 344 miliardi di euro. L'unica notizia onfortante per i conti dello Stato è che il rendimento dei bot ha toccato minimi storici, scendendo all'1,84 per cento. Il che significa che la spesa per pagare gli interessi sarà minore. Ciò nonostante l'asta dei bot è andata bene come sempre, con quasi 20 miliardi di titoli richiesti a fronte dei 13 miliardi offerti: di questi tempi, piuttosto che niente, meglio piuttosto. Per i cittadini e per le imprese il conforto resta però piuttosto magro. Soprattutto queste ultime, da oltre un decennio non fanno che implorare meno tasse e meno spesa pubblica. Sul primo fronte, il governo ha fatto sapere in tempi non sospetti (cioè già prima della crisi finanziaria del settembre scorso) che per questa legislatura non se ne parla proprio. Quanto alla seconda richiesta, le gesta dei ministro Brunetta e soprattutto la campagna di tagli alzo zero del collega Tremonti (scuola, ricerca, difesa, sicurezza, etc etc etc) potevano far preconizzare un'epoca se non di pane e cipolla, almeno di arcigna parsimonia. Niente di tutto ciò. Agli economisti dirci il perché, sempre ammesso che i maghi della postnew-economy riescano ancora a spiegare qualcosa della loro materia. A noi comuni mortali restano
solo domande oziose quanto "perché due non fa tre?". E cioè: dove vanno a finire tutti questi soldi? Perché se si taglia dappertutto, se non c'è un centesimo per cambiare un tombino, i conti vanno sempre peggio? Eppure, sempre secondo Bankitalia, qualcuno ha risparmiato davvero. E sono, a sorpresa, i tanto vituperati enti locali, il cui debito a ottobre 2008 si è attestato a 109,4 miliardi rispetto ai 111,8 di ottobre 2007 (2,4 miliardi in meno), soprattutto per merito di regioni e province autonome. Insomma, senza voler sparare sulla croce rossa parlando del "salvataggio" di Alitalia, l'andazzo è quello ben descritto da una vicenda piccola (nell'informazione) e allo stesso tempo grande (per i cittadini): i vantaggi fiscali del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. In un primo tempo soppressi e addirittura in via retroattiva, con il rischio di dover restituire dei soldi da parte di chi aveva scaricato l'acquisto della caldaia e dei doppi vetri alle finestre. Vicenda esemplare, perché per puro pregiudizio ideologico ("Ecologia? No grazie") si è voluto penalizzare un settore produttivo in forte crescita (in due anni, 3,3 miliardi di euro di investimenti in ristrutturazioni ed isolamento di edifici, in installazione di pannelli solari, di caldaie a condensazione e di impianti a maggiore efficienza), senza voler contare i benefici per l'ambiente. E infatti, non sarà un caso, tutti gli altri Paesi avanzati nei loro pacchetti anti-crisi hanno aumentato gli eco-incentivi, che già erano più generosi dei nostri. Di fronte allo sconcerto di chi faceva notare tutto ciò, il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo ha finalmente riconosciuto che l'eco-bonus fiscale "è una misura giusta che va assolutamente ripristinata". E cosa si è fatto? Eliminata la demenziale retroattività, i benefici sono però riapparsi in una forma "spalmabile" a rate su più denunce dei redditi e comunque irta di complicazioni. Insomma, più che incentivi, quasi dei dissuasori. Continuando così, un passo avanti e due indietro, stiamo affrontando una delle crisi economiche più gravi che si ricordino. Ora possiamo quindi occuparci delle urgenze vere, come pastrocchiare nella Costituzione e, soprattutto, della riforma della giustizia. O meglio, delle intercettazioni.

 

 

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