Ma perché solo la neve pulita si scioglie subito?

RIMINI - Notizie satira - mer 22 feb 2012
di Lia Celi

Misteri del meteo
Roma di nuovo ladrona: si tiene tutto il caos e monopolizza le figuracce

Difficile non parlare del tempo, quando ha più sbalzi d'umore di una popstar affetta da psicosi maniaco-depressiva. Giorni di sole esagerato, poi la tempesta di neve peggiore degli ultimi cinquant'anni, poi caldo primaverile e puf, la neve scompare. Ma attenzione: non tutta quanta. Solo quella pulita. Quella sporca resiste tenacemente e non c'è verso di sbarazzarsene per mesi. Per una curiosa proprietà dei cristalli nevosi, più uno strato di neve è candido, più rapidamente si squaglia appena la colonnina di mercurio torna ad avventurarsi sopra lo zero. Se è ridotto a un cumulo zozzo grigio-marrone-giallastro impastato di detriti e assomiglia alla vomitata di un tirannosauro, resiste indomito fino a 15 gradi e te lo ritrovi sotto casa più o meno fino a maggio. Se per spalare la neve pulita basta una pala, per eliminare la neve sporca ci vuole il martello pneumatico.
E così le strade riminesi, già intasate dalle macchine, sono ulteriormente invase e imbruttite da tutti quei mucchi zozzi, in attesa che la natura e la primavera facciano il loro corso. Vietato lamentarsi, eh? Ché per una volta Rimini ha fatto bella figura e ha superato l'emergenza-nevone senza troppi disagi, tanto che in giro si sono sentiti meno mugugni del solito (anche perché in giro con la neve di gente ce n'era veramente poca). Forse anche la vicinanza alle zone in cui di neve ne sono caduti tre metri e l'emergenza era molto più seria ha spinto i riminesi a mettere da parte le lamentele e ad arrangiarsi di più. Nessuno voleva fare la figura del romano che con pochi centimetri bianchi per strada dà fuori di matto e aspetta i soccorsi di un sindaco che manco sa leggere i bollettini meteo e bisticcia con la Protezione Civile perché sui badili non è indicato in che verso vanno impugnati.
E soprattutto nessun riminese voleva sembrare più pappamolla degli ex marchigiani della Valmarecchia, gli allegri sfollati che spalavano la neve a ciabattate, celebrati da tivù e giornali per l'intraprendenza e l'inalterabile buonumore. Così, alla fine, a parte quei soliti disgraziati genitori che non sapevano più dove sbattere la testa con tanti giorni di scuole chiuse (ma di loro non frega niente a nessuno, né col bel tempo né con quello brutto, altrimenti non avremmo il calendario scolastico più corto d'Europa), la peggior nevicata del secolo a Rimini non è stata un'apocalisse, nemmeno per la credibilità dell'amministrazione comunale, il che è tutto dire. C'è solo da sperare che nei mucchi di neve sporca in giro per la città non rimangano ibernati per mesi, insieme a cacche di cane e guanti spaiati, anche i virus influenzali, pronti a scongelarsi in tempo per mandare a pallino la stagione turistica con una rarissima epidemia di influenza estiva. Onestamente, di batteri pericolosi ce ne sono già abbastanza in mare.
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