Ma c'č anche la casta dell'antipolitica

RIMINI - Notizie satira - mer 08 feb 2012
di Nando Piccari

Nevica sul bagnato
E fra i bacchettatori non mancano i politici in crisi d'astinenza

Parafrasando il noto proverbio, si potrebbe dire "nevica sul bagnato". L'abnorme imbiancata, che mentre scrivo sta ancora martoriando l'Italia, è infatti giunta a ridosso dell'altra grande gelata che aveva colpito vasti settori dell'economia nazionale e molteplici aspetti del vivere sociale, causata dalle serrate "piccolo-padronali" di autotrasportatori, pescatori, taxisti e "agitatori di forconi". Chi più, chi meno, queste categorie manifestano legittimo disagio per le ricadute di una crisi destinata a durare, aggravate dall'effetto di talune misure del Governo Monti, non tutte inevitabili. Ciò premesso, c'è però da essere pessimisti sul futuro di un Paese dove le ragioni di quanti hanno drammatici motivi per disperarsi - cinquantenni cassaintegrati o licenziati, giovani disoccupati o precari, pensionati alla fame - sono ridotte a flebili sussurri, o perfino oscurate, dal chiasso di chi punta unicamente sull'altrui danneggiamento per veder risolto il suo problema particolare, se non addirittura per rivendicare "il diritto" a mantenere grandi o piccoli privilegi.
Si ha la sensazione che cresca ogni giorno il numero degli Italiani tentati dall'abbandono di due capisaldi della democrazia: il principio di legalità e il senso di responsabilità individuale; e che l'epicentro di tanto degrado civile continui a essere quell'Italia che, dopo aver generato il fenomeno Berlusconi, ne rifiuta oggi il declino. Il collante farlocco glielo fornisce l'antipolitica, che demonizza con l'epiteto mistificatorio di "casta" tutto ciò che, da Roma a Mondaino, abbia a che fare con l'impegno politico, incurante di ogni distinzione fra chi lo svolge con onore e chi ne fa mercimonio. È una vera e propria istigazione al "suicidio collettivo della ragione", ispirata da ben altre "caste" - affaristiche, giornalistiche, burocratiche - che "la buttano in cagnara" per distogliere l'attenzione da loro privilegi e soprusi, con il supporto dell'ideologia parafascista del grillismo, del rozzo narcisismo dei Santoro e dei Travaglio e, naturalmente, dei conati di eversione legaiola, più di Bossi che di Maroni.
Lo so che fare una graduatoria di bon ton fra i leghisti è tempo perso, ma almeno Maroni dà l'impressione di essere uno che sa stare a tavola e che incrociandolo in ascensore ti dice "prima lei", anziché grugnirti "va a dà via i ciapp". Per questo Bossi lo detesta, nonostante la sceneggiata di Varese, dove s'è precipitato ad abbracciarlo, sorretto dal badante Calderoli e con il figlio zappolone al guinzaglio. Il Trota ha però rischiato l'incidente, perché mentre Maroni giurava lealtà al babbo con quel «non sono Bruto», ha dato su: "Invece sei bruto e cativo!" Ma Bossi l'ha zittito: "tas bamba, và a giugà cunt ul cerċ magic"; così lui è tornato a fare l'hula hop con Rosi Mauro.
P.S. 1 Colpo grosso dell'on. Piloni da Forlì, che è riuscito a riesumare la vecchia maggioranza PdL-Lega su quel suo intimidatorio emendamento contro la Magistratura. Non c'è che dire: Pini che veste i panni del giurista fa pensare a Er Patata che insegni filosofia.
P.S. 2 «Cancellare il patto della casta su Hera», affermava Sergio Gambini in una recente intervista sulle "liberalizzazioni". Mi ha colpito e un po' sorpreso che anche lui, che non è un conformista e ha stile da vendere, si sia acconciato ad "inquinare" quella sua interessante riflessione con un piccolo tributo lessicale alla moda del "dalli alla casta".
Caro Sergio, è vero che invecchiando siamo diventati più "liberi di testa", al punto di non ricorrere a diplomatismi per criticare, anche aspramente, la parte politica da cui proveniamo e alla quale continuiamo ad aderire, nonostante... tanto. Ma chi ha il nostro vissuto alle spalle sconta un'inevitabile "doppia condanna". La prima è accettare di buon grado che almeno un "minimo sindacale" dei nostri odierni anatemi abbia un carattere autocritico, emendativo del protagonismo politico da noi espresso fino a ieri; rivedendo il quale scorgiamo non pochi prodromi del presente che non ci piace. La seconda è il rischio di apparire dei "fuorusciti dalla politica" in crisi di astinenza. Che si pongono ex cathedra verso i loro successori, rischiando così di ricordare la famosa favoletta della volpe e dell'uva.
E poi diciamola tutta, amico mio: a sessant'anni - io li ho già passati, tu ci stai arrivando - più che la casta è ora di cominciare a temere... la castità.

 

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