La neve ci aiuta a vedere il nuovo

RIMINI - Notizie opinioni - mer 08 feb 2012
di Giampaolo Proni

C'è più futuro nel passato che nel presente
Nelle avversità si misura una virtù dimenticata: il coraggio

In mezzo a questa neve, il vero inizio dell'anno del drago, si mescolano auspici positivi e negativi. Si tratta di indici, cioè fatti che sono causati da altri fatti e che 'puntano' alle proprie cause da una parte e ai propri effetti dall'altra.
Mi pare di vedere che il nuovo sta timidamente spuntando come un bucaneve, ma con la forza di ciò che cresce, mentre il vecchio appare ancora minaccioso e forte, ma ha la debolezza di ciò che tramonta.
Le cause di questo cambiamento sono fuori dall'Occidente, anche se la crisi è esplosa nel suo cuore: USA, Europa e Giappone. Di fatto, si tratta di uno spostamento di equilibri di dimensioni epocali: enormi aree del mondo, come la Cina, l'India e l'America Latina, stanno accorciando la distanza di reddito, di benessere e di istruzione che le separava dai paesi sviluppati. Questo coincide con una loro crescita economica maggiore della nostra, che si è trasformata in recessione in quei paesi, come l'Italia, che non hanno saputo restare competitivi.
Da tempo scrivo che questa non è una crisi dopo la quale torneremo come prima. Non torneremo mai più come prima. E' bene mettercelo in testa. Fino a qualche mese fa si sentiva dire sui media "Quando la crisi finirà"... ma questo modo di dire se ne è andato con il governo Berlusconi. L'arrivo di Monti ha fatto capire che non era il caso di starsene ad aspettare che passasse la nottata.
Dunque, finalmente qualcosa si è mosso nel corpo anchilosato di questo paese vecchio. E il nuovo è stato comunque sostenuto con energia e decisione da un vecchio, il Presidente della Repubblica. Giusto o sbagliato, ha comunque fatto. D'altra parte, a non fare niente non si sbaglia, ma si può anche finire sotto un treno. Purtroppo, quelli che parlano e non fanno niente in Italia sono ancora una quantità mostruosa e costano moltissimo. A partire da gran parte dei politici.
Beh, dunque una cosa nuova è questa: l'età non conta. Se vi guardate intorno, vedrete trentenni saldati al posto fisso che se devono fare dieci metri in più per andare a lavorare scendono in sciopero, e settantenni che sono ancora lì a dirigere aziende, fare progetti e lavorare per il futuro.
L'altra cosa nuova è che si comincia finalmente a capire il valore di una virtù a torto abbandonata nella nostra cultura. Parlo del coraggio. Ahimè, era stato ridotto a retorico eroismo dal fascismo e dal nazionalismo, e poi deriso dalla vigliaccheria di massa dei movimenti di piazza. Ho sempre ammirato invece nella cultura britannica e soprattutto americana l'educazione al coraggio come prudenza audace, freddezza e impeto, lucida capacità di misurare a affrontare il rischio. Ma il coraggio non può diventare virtù diffusa in una società dove la furbizia, la dissimulazione e l'imboscamento sono l'unica via al successo. In Italia, per fare carriera, in molti posti pubblici e privati non devi avere idee, assumerti responsabilità, esprimere il tuo pensiero, mostrare indipendenza e autonomia, ma portare borse, dare ragione ai capi, tacere e strisciare. Così, da popolo coraggioso che sfidava mari e montagne siamo diventati famosi per un comandantucolo che fa il cretino con l'amante e poi abbandona la nave. Noi che abbiamo dato i natali a Cristoforo Colombo, Marco Polo e Reinhold Messner. Ma il presente, appunto, è il vecchio. Il passato e il futuro sono il nuovo.
Ho criticato abbastanza il modo con il quale il governo Monti si è insediato. Ciò nonostante, alcuni dei contenuti che esprime sono positivi. Soprattutto si intravede un certo ardimento nel prendere decisioni. Che va un oltre il decisionismo craxiano. Craxi da questo punto di vista fu un grande, perché fu il primo politico italiano nel dopoguerra a ricordare che il governo è lì per decidere. Purtroppo si intese troppo spesso il decisionismo come prendere una decisione qualsiasi. Non è così. Bisogna prendere decisioni buone, o almeno le migliori che in quel momento si riescono a considerare. Monti e i suoi mostrano in questo un po' di coraggio e idee chiare. Ora però bisogna vedere se certe riforme avranno il coraggio di portarle avanti o se la professorale paciosità li farà tornare indietro. Tuttavia, si comincia, sia pure nell'italica commedia, a distinguere il nuovo dal vecchio.
La neve ci aiuta. Perché è nelle avversità che si vede il coraggio, la capacità di tenere assieme le persone, la volontà di lavorare per la propria comunità. Questo è il nuovo.
Non possiamo ancora sapere se questo nuovo riuscirà veramente a spuntare. La strada è ancora lunga. Però, la volontà deve essere sempre ottimista. E ogni tanto anche la ragione.

 

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