Il nevone ha inghiottto la Valmarecchia
Protezione Civile e sindaci al lavoro senza sosta
Oltre alle strade i problemi maggiori sono stati per elettricità e telefoni
Non sarà il nevone del ‘29, ma anche i più anziani vanno dicendo di non ricordare nevicate così copiose da molti anni. Valmarecchia inghiottita dalla neve, capace di ostruire strade, prontamente ripulite, subito ricoperte di nuovo, vanificando il lavoro degli operai del Comune, della Protezione Civile e dei numerosi volontari. Per almeno tre giorni si è verificato un curioso fenomeno: le strade di Rimini pulite e scorrevoli, panorama lievemente imbiancato fino a Santa Giustina. Dal cartello di Santarcangelo, situazione completamente diversa, che andava peggiorando man mano che si risaliva la vallata. Poi la situazione è precipitata, comprendendo anche Rimini.
Fra le varie emergenze, i centri storici, già normalmente di non facile accesso, si sono trovati in poche ore con enormi quantità di neve ammucchiata da gestire. Il referente di vallata per la Protezione civile, Piegiorgio Bellucci, ha messo in campo due alternative: o si trovano i mezzi idonei per spostarla, oppure si polverizza con macchine apposite. Ma per spararla dove? "Non la possiamo mica togliere dalla strada pubblica e buttarla nei giardini privati", ha commentato il sindaco di Verucchio, Giorgio Pruccoli. Intanto nelle stradine medievali, rese ancora più strette dai cumuli bianchi, spesso non passavano nemmeno i bobcat.
I sindaci dell'Unione, per qualche giorno si sono dovuti dimenticare di andare a dormire e si sono dati da fare fianco a fianco con colleghi e cittadini. Il sindaco di Santarcangelo, Mauro Morri e l'assessore alla mobilità Roberto Moretti, hanno dato il cambio agli operai a bordo dei mezzi spazzaneve e hanno affiancato i volontari, scout compresi, col badile in mano. Scuole e musei chiusi per i giorni più critici, le persone sono state invitate a non spostarsi. In parecchi casi, quando questo era impossibile, è dovuta intervenire la Protezione Civile per sbloccare l'uscita delle abitazioni. Il tallone d'Achille, tuttavia, è stata la corrente elettrica. I rami degli alberi che hanno ceduto sotto il peso della neve, in qualche caso sono crollati sui fili di alta tensione, creando black out diffusi in tutta la vallata. Molte abitazioni hanno passato molte ore ore senza luce, riscaldamento e in qualche caso addirittura senza acqua. Una signora di Verucchio ci ha raccontato di aver preparato la borsa dell'acqua calda utilizzando la neve disciolta in una bacinella, e scaldata vicino al caminetto, come faceva sua nonna. Il pericolo del crollo dei tetti da ipotesi si è fatto reale, tanto che dall'Unione è partita l'informazione ha chi abita case col tetto di legno, di avvisare ev entuali rumori sospetti.
Un altro problema è stato l'interruzione piuttosto diffusa delle linee telefoniche. I telefoni fissi hanno dato forfait e i comuni dell'Unione, aperti tutta la notte per servizio di emergenza, hanno lavorato con i telefonini. Lo stesso hanno fatto i privati, almeno quelli che lo avevano messo in carica, perchè anche il telefonino, senza la luce, prima o poi si ferma. Torriana ha vinto la palma di località impervia: lo stesso sindaco, Franco Antonini, ci ha confermato di 10 persone bloccate in casa in via Palazzo per parecchie ore. In alcuni casi sono dovuti intervenire i vigili del fuoco per creare un varco e permettere almeno di uscire dalla porta di casa. Magari non sarà ricordato come il nevone del ‘29, ma chissà se qualche regista sta meditando per farne un film? Esiste un precedente di tutto rispetto...
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