I Benedettini nel Borgo San Giuliano
Fra le sue proprietà anche tre archi del ponte di Tiberio
L'abbazia era originariamete dedicata ai SS. Pietro e Paolo
L'Ordine Benedettino contava a Rimini diversi monasteri e ben tre grandi abbazie, di cui oggi ci rimangono solo quella dei santi Pietro e Paolo, l'odierna San Giuliano, e l'antica Santa Maria in Trivio, in origine alle dipendenze di Pomposa, ma ceduta nel XIII secolo ai Francescani con i quali divenne San Francesco, e oggi Tempio Malatestiano.
L'antica abbazia di San Gaudenzo, che si trovava sulla via Flaminia, fu trasformata in residenza privata ai rimi dell'800 e poi demolita nel XX secolo.
SS. Pietro e Paolo si trovava sotto una speciale tutela della Sede Apostolica, (come "immediate subiectum"), e quindi esente dalla giurisdizione del vescovo di Rimini, come accadeva per le altre fondazioni benedettine della zona.
La chiesa che sarà poi dedicata a San Giuliano, le cui prime notizie risalgono al IX secolo, sebbene la sua fondazione sia certamente più antica, faceva parte dunque di un potente monastero benedettino che possedeva gran parte del borgo e persino la metà del vicino ponte di Tiberio, oltre al monastero di San Vitale. Fuori dalle mura, SS. Pietro e Paolo deteneva molti beni soprattutto in direzione di Ravenna; fin dal 1033 sono segnalati la pieve di Bordonchio (Donegaglia) con le sue pertinenze, le chiese di San Giovenale (Viserba), San Martino in Riparotta e molte altre, oltre a fundi, mansi, curtes sparsi fino a Fano e Ancona. Nei secoli successivi il patrimonio di ingrandirà ulteriormente.
La ricchezza del Monastero di San Giuliano diminuì notevolmente dopo il Medioevo, sebbene fosse ancora consistente in quanto costituita da tre mulini, numerose case e botteghe, oltre a diciassette vasti poderi, per complessive 1403 tornature.
Le fondazioni benedettine furono soppresse nel 1797 con le soppressioni napoleoniche.
Fonti: Pier Giorgio Pasini, Guida breve per la chiesa riminese di San Giuliano; Oreste Delucca, Artisti a Rimini fra Gotico e Rinascimento, Rassegna di fonti archivistiche.
Fra le carte dei Benedettini spuntano pittori prima sconosciuti
La ricchezza dell'abbazia di San Giuliano è testimoniata anche dai numerosi contratti di affitto stipulati con artisti della zona: è grazie a questi atti ritrovati da Oreste Delucca, che si è ricostruita la fisionomia della prima generazione di artisti riminesi del Trecento.
Il monastero di San Giuliano, infatti, il 4 gennaio 1300 rinnovava una concessione a magistro Iohanni pictori de contrata S. Iohannis Evangeliste (Giovanni da Rimini), ma aveva rapporti anche con il fratello Giulian,o dal quale nel 1323 e nel 1346 riceveva un canone annuo da Magister Iulianus depintor de contrata S. Iohannis Evangeliste.
I fratelli pittori di cui non si conosceva l'esistenza sono Zangolo (Giovanni Angelo) il quale pagò nel 1316 e nel 1321 un canone annuo per una casa in contrada San Bartolo, e Fuscolo,il quale pagava annualmente una quota all'ospedale di San Lazzaro per una casa situata tra le odierne Piazza Tre Martiri e il Tempio Malatestiano.
Arrivano i monaci veneziani
I canonici di San Giorgio in Alga giunsero nel 1496
Nel 1496 l'abbazia di San Giuliano fu affidata dal papa alla congregazione dei canonici veneziani di San Giorgio in Alga, riformata da Ludovico Barbo pochi decenni prima.
E' da notare come fosse stato lo stesso papa Gregorio XII, proprio a Rimini, nel gennaio del 1409 a convincere Balbo ad assumersi il compito di riforma monastica; e fu nella cattedrale di Rimini, il 3 febbraio dello stesso anno, che il Barbo aveva emesso la sua professione.
Anche altre abbazie benedettine emiliane erano state assegnate a questa stessa congregazione nel corso del XV secolo.
Questa congregazione, che già dal 1515 avviò importanti lavori di ristrutturazione della chiesa, fu costretta a lasciare nel 1668, all'atto della soppressione del loro ordine operato da papa Clemente IX.
In quel momento il monastero poteva vantare venti celle, due foresterie, un grande appartamento per l'abate, oltre alle sale di rappresentanza e di servizio tra le quali la sala capitolare, il refettorio, cucina, i magazzini, le cantine e le stalle, senza dimenticare il chiostro con un pozzo di pietra, i cui resti conservati al Museo della Città sono le uniche cose che ci rimangono.
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