Il falso mito di Gradara

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - gio 12 gen 2012
di Luca Vici

Quando pensiamo alla storica vicenda di Paolo e Francesca, resa immortale da Dante Alighieri nel V canto dell'Inferno della Divina Commedia, ci viene quasi naturale ricollegarla al castello di Gradara, sebbene non vi sia alcuna fonte storica attendibile che supporti una tale candidatura ad ospitare il nefasto evento, se non il fatto che Paolo Malatesta avesse dei possedimenti nella zona di Gradara.

Grazie soprattutto a questa illegittima appropriazione, il castello di Gradara è stato per anni ed è tutt'oggi tra i dieci castelli più visitati d'Italia, e, per numero di accessi, tra i trenta edifici storici più frequentati.
Certamente il borgo marchigiano costituisce uno dei più splendidi esempi di abitato medievale giunto fino ai giorni nostri, ma il castello venne terminato solo nel 1325, e alla fine del duecento (tra il 1283 e il 1285 secondo il Tonini), quando si svolse la vicenda, il "castrum" era una pura fortificazione militare intorno a un torrione del XII secolo detto "del Grifo": al più una"arx" abitata dalla guarnigione, ma in nessun caso un "palatium" degno di ospitare la donna del signore.

Il borgo degli sventurati amanti
La tragedia di Paolo e Francesca avvenne nelle case rosse?

Sebbene Dante non dica quale potesse essere il luogo dove fu consumato il delitto, qualche indizio ci viene dato da scrittori che vissero dopo di lui: il Boccaccio, ad esempio, affermò che il duplice omicidio si consumò a Rimino, nella camera di "madonna Francesca".
E' stata anche proposta Pesaro, quale luogo dove si è verificato il misfatto: nel Chronicon Pisauri del giurista Tommaso Diplovatazio da Corfù, composto tra il 1504 e il 1508, infatti, oltre ad un palazzo privato vicino a Piazza tre Martiri a Rimini, viene proposto il Palazzo Comunale di Pesaro, in quanto Giovanni (Gianciotto), marito di Francesca, fu ripetutamente podestà di Pesaro.
Tuttavia le norme del tempo impedivano ai podestà di avere mogli e figli al seguito e dunque questa possibilità pare non essere attendibile.
Altre candidature quali Verucchio, Santarcangelo e Meldola, proposte più volte nei secoli, non paiono ad oggi avere argomenti storici validi per proporre una seria alternativa.
Se dunque pare probabile che l'uxoricidio si sia verificato a Rimini, meno chiaro è in quale edificio della città sia avvenuto.
Visto che Castel Sismondo venne realizzato solo nel 1437, e che prima di quella data la presenza dei Malatesta era nelle "case rosse" che si trovavano vicino alla Porta Montanara, alle porte del Borgo di San Andrea, questo pare ad oggi il luogo più probabile.
Le prime notizie di questi edifici risalgono al 1216, quando Malatesta della Penna, padre del più famoso Mastin Vecchio, e lo zio Giovanni giurarono fedeltà al comune di Rimini ed ebbero in dono del denaro per riparare una casa dotata di torre di proprietà di Giovanni, e per acquistare una casa (quello che sarà poi definito palazzo Malatesta).
Il palazzo era composto da due corpi di fabbrica, tra i quali quello sulla sinistra della via (con alle spalle via Garibaldi), era di più ridotte dimensioni ed era denominato propriamente Case Rosse dei Malatesti, mentre la parte destra si trovava proprio a ridosso della porta di S'Andrea della quale inglobava un fornice (quello attuale, emerso dopo la distruzione del palazzo durante la guerra).
Queste parti erano collegate dalla torre citata precedentemente, già appartenuta a Giovanni.

La vicenda storica

Il matrimonio tra Francesca da Polenta e Giovanni Malatesta datato al 1275, sancì l'unione tra le due famiglie, entrambe di parte guelfa, alla quale si affiancò quello tra Bernardino da Polenta, fratello di Francesca, e Maddalena Malatesta, sorellastra di Giovanni.
Quest'ultimo fu dato in sposa a Francesca, poiché aveva aiutato la famiglia da Polenta ad espellere la famiglia Traversari da Ravenna.
Francesca fu convinta a sposare Giovanni (detto Giangiotto Johannes Zoctus, Giovanni Zoppo), grazie ad un espediente: a Ravenna si presentò il fratello Paolo detto il bello, che sposò Francesca per procura, ossia a nome e conto del fratello Giovanni.
Successivamente gli incontri tra il cognato Paolo e Francesca si fecero più frequenti, e Malatestino dell'Occhio, fratello di Paolo e Giovanni, avvertì quest'ultimo, che sorprese i due amanti a darsi un casto bacio mentre leggevano le vicende di Lancillotto e Ginevra.
Accecato dalla gelosia, Giovanni finì entrambe con la spada.

 

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