E San Gaudenzo rinacque con Morri

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - gio 12 gen 2012
di Annamaria Bernucci

La lunetta del portale e il crocefisso in bronzo
Le opere dello scultore abbellirono la chiesa ricostruita dopo la guerra

Non può passare inosservata sul portale della chiesa di S.Gaudenzo la lunetta con il santo benedicente commissionata nel 1959-60 al prolifico e noto scultore Elio Morri, dalle forme delicatamente stilizzate: ai lati del santo due angeli, uno reggente il bastone pastorale, l'altro la stessa chiesa riedificata dopo i bombardamenti del 1944. Il materiale utilizzato dallo scultore è finto-marmo, quella pasta cementizia che Morri aveva imparato a conoscere dal suo primo maestro, l'autore della Fontana dei cavalli al parco del Kursaal, quel Filugenio Fabbri da cui era stato mandato a bottega ancora giovanetto dal padre. La chiesa conosceva un nuovo risarcimento e nuove forme, quelle che vediamo ancora oggi, conferite dal progetto e dalla ricostruzione dell'arch.Luigi Campanini nel 1948 con una declinazione ancora di marca razionalista. Ma con abbellimenti che prospettavano e alludevano ad una nuova ‘modernità'. Il fronte della chiesa, ampliato, in affaccio alla città, con lo slargo davanti all'ingresso, quasi alla biforcazione delle vie verso la ‘campagna', l'antico contado raggiungibile per la lunga via di Covignano, divenne, con l'avvenuta demolizione della porta Montanara a seguito dei bombardamenti, il nuovo fondale per chi proveniva dalla piazza Tre Martiri. Non manca di sottolineare Pier Giorgio Pasini nelle note d'arte dedicate alla chiesa nel recente volume Un borgo di memorie (Ed. il Ponte, 2010) che mentre lo scultore Morri attendeva alla realizzazione di S.Gaudenzo benedicente nella lunetta esterna "veniva barbaramente distrutta, con l'antico Episcopio, una grande e bella statua in stucco rappresentante S.Gaudenzo, modellata da Carlo Sarti": coincidenza che evidenzia i paradossi della nostra città, pronta a demolire in fretta quanto a ricreare e rigenerarsi altrettanto in fretta.
Un ventennio dopo l'ingegnere Giuseppe Gemmani richiamò Morri per la commissione di un'altra opera scultorea per la chiesa, il Crocifisso dell'abside; nel 1979 rappresentò una delle opere più significative della maturità dell'artista. Il crocifisso in bronzo, di cui esiste il gesso al Museo della Città, è altamente espressivo, compatto, quasi monolitico il corpo dolente e spirante sino alla spiritualità più estrema. Con quella ferita profonda che compare e si inabissa nel torace del Cristo, Morri raggiunge un apice di intuizione, condensando la sua sapienza di scultore, misurandosi con iconografie classiche e primitive, traendo una grande lezione di umanità.

Un figlio del Borgo che non volle mai lasciare Rimini
La chiesa di S.Gaudenzo vanta due opere dello scultore Elio Morri (1913-1992), personaggio tanto riservato quanto artista vero, dotato di una innata attitudine alle arti plastiche riconosciuta unanimemente da questa sua città che egli non aveva mai voluto abbandonare. Morri per tutta la sua vita di scultore non si sottrasse alle sperimentazioni delle forme d'arte a lui contemporanee, rimase sempre vigile al nuovo, sempre pronto a rivisitare forme plastiche. Con il borgo S.Andrea aveva comunione e origini. Il padre Ferruccio era ferroviere e la famiglia dimorava nel borgo. Ma sarà il suo studio, nel diruto Palazzo Lettimi, per molti amici lungamente punto di riferimento dal dopoguerra sino alla sua morte, ad essere ricordato come luogo speciale, fucina della sua inesauribile genialità e instancabile attività.

Una fonte inesauribile di creatività
Dalla Via Crucis delle Grazie al Miracolo della Mula dei Paolotti

L'attività di Elio Morri fu significativamente legata alla città di Rimini. Le opere d'arte sacra dalla Via Crucis di Covignano, al Miracolo della mula alla Chiesa dei Paolotti, al fonte battesimale nella chiesa della Colonnella, si sommano a quelle realizzate nel cimitero della città. Le opere pubbliche, dal monumento a Busignani in Piazza Ferrari del '39 al monumento alla Resistenza al parco Cervi del 1973, rappresentano solo la punta dell'iceberg di una inesauribile produzione scultorea, ritratti e medaglie. Frequentò, dopo la parentesi con lo scultore-cementista Fabbri, per breve tempo l'Accademia Albertina a Torino, tornò a Rimini e studiò a Ravenna per diplomarsi poi a Bologna. Nel 1934 ebbe un suo primo studio in via Giordano Bruno, iniziò a frequentare altri artisti come Cupi e Guardigli Bagli che lo incoraggiarono nel proseguire l‘attività scultorea; nel '37 vince a Roma il concorso nazionale per un pensionato biennale alla scuola dell'Arte della Medaglia e con l'ambiente romano continuò a mantenere vivi contatti. Con la guerra si stabilì definitivamente a Rimini.

 

 

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