"Le mie sorelle mi facevano fare il principe, volevo essere l'orco"

RIMINI - Notizie cultura - gio 12 gen 2012
di Lorella Barlaam

Il 20 gennaio al Novelli "Il mare" da Anna Maria Ortese
Paolo Poli racconta sessant'anni di teatro

Paolo Poli è Paolo Poli. E basta. L'artefice di un paradigma teatrale unico che ibrida i generi in un divertissement coltissimo e dissacratorio. Un magnifico ottantenne dalla giovane voce, che di Rimini ama il Tempio Malatestiano e Fellini, inventore di figure come la Saraghina e la Volpina, «ma quando mi propose una parte in "Otto e mezzo" ero molto impegnato in teatro, non ho potuto» si rammarica. E racconta la volta che con Emanuele Luzzati avrebbero voluto circondare l'Arco di bambini vestiti da Paolo e Francesca... Dal 20 al 22 gennaio Paolo Poli sarà al Novelli con "Il mare", dalle pagine di Anna Maria Ortese. «Se mi sono rivolto a questa scrittrice» spiega, «è per la sua bella lingua. La capisci se hai letto Kafka e Joyce. Ne ho molto apprezzato i romanzi, bellissimi, e le sue novelline brevi e curiose mi hanno commosso. Ho ripreso quelle di "Angelici dolori": 12 quadri, sei per raccontarne la biografia, la morte della nonna, una nevicata spaventosa a Milano con un albero di ghiaccio che la insegue, una bellissima, luminosa descrizione di Napoli prima che disfacessero il quartiere del porto, il fratello marinaio che morì senza tornare, un viaggio in treno in terza classe per restare tra le persone "per bene", il ricordo delle sue peregrinazioni tra camere in affitto e di un amore giovane che se ne va. Negli altri sono i miei collaboratori che fanno vivere i personaggi. E poi ci sono le canzoni, cui mi affido per spiegare il periodo storico.» Paolo Poli - che firma testo e regia - in scena en travesti ha la consueta, magnetica presenza. «Bisogna esercitare la voce, la memoria e le gambe che si afflosciano sempre di più, ma pensa però alla noia del Padreterno, che non invecchia... ho sempre avuto un mio teatro, nessuno avrebbe investito su di me all'epoca, ma per fortuna grazie alla pubblicità del Campari ho potuto comprare fari, bauli, un tappeto... non ho mai avuto barche o mogli di primo letto e così tutti i proventi li ho messi nel lavoro. "Eredi" miei non ne vedo, ma non vado molto a teatro. Viaggio continuamente e batto tutta la provincia, in cui la gente è più "vogliosa", a Roma tutti hanno l'impressione di essere nell'occhio del ciclone sulla punta dell'iceberg, come dite voi giornalisti, e non gliene frega nulla... In periferia arrivo e può ancora capitare che mi guardino di malocchio a causa dell'effeminatezza, ma il teatro si riempie... In fondo tutta la storia del teatro è fatta di travestitismo.» Dietro "Il mare" le collaborazioni di una vita, Jaqueline Perrotin per le musiche, Santuzza Calì per i costumi e Lele Luzzati per le scenografie visionarie. «Luzzati era un ebreo genovese generosissimo, gli chiedevo di farmi un salotto e mi mandava cinquanta disegni...» ricorda Poli e, conversando, all'amore di sempre per Pinocchio che "sembra Dickens" e a quello ritrovato per Manzoni "che ha scritto un bel romanzo con personaggi brutti" si alterna il ricordo di Natalia Ginzburg. Viene da chiedere se non gli sia mai venuta la tentazione di raccontarli, i suoi sessant'anni di teatro. «Non mi interessa tramandare la mia storia» sorride, «ho fatto questo mestiere per dimenticare la condizione piccolo borghese; già da bambino giocavo al teatrino e le mie sorelle mi facevano fare il principe, le cattive, e io volevo fare l'orco. Mi piace sprofondarmi nella letteratura ma non sono Flaubert, non riuscirei a scrivere Madame Bovary. E la trovo più vera di tutte le mie sorelle, ci si affeziona a questa imbecille, non puoi fare a meno... e poi è un libro che comincia con un matrimonio e finisce con l'arsenico... com'è giusto!»

 

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