Il colore del male

RIMINI - Notizie primo piano - gio 12 gen 2012
di Stefano Cicchetti

Roma, Torino, Firenze, Borgo Marina...
Indignazione a targhe alterne secondo la nazionalità di vittime e colpevoli

Riceviamo e pubblichiamo:

buonasera
noto che nel numero 677  manca il commento dell'arresto dei 18 tunisini spacciatori del 20.12, tunisini arrivati e accolti in Italia con il titolo di "liberatori".
Spero di leggerla nel prossimo numero.
Grazie per l'attenzione.
Paolo Rossi

Grazie a Lei per la segnalazione. Ma possiamo, per completezza dell'informazione, aggiungere qualche dettaglio? Per esempio, che l'operazione anti-spaccio si è svolta nel Borgo Marina di Rimini. Dove era stata vivacemente sollecitata prima, calorosamente applaudita poi, innanzi tutto da un comitato composto in gran parte da stranieri, in maggioranza Bengalesi.
E proprio in questo giorni nel Borgo Marina sono partiti nuovi lavori per i marciapiedi e l'illuminazione, mentre altri sono previsti per piazzale Cesare Battisti e via San Nicolò. Opere sollecitate dai residenti, italiani e stranieri, anche durante una festa multi-etnica che aveva posto fine all'ennesima speculazione  a sfondo non certo universalista.
Ma torniamo al signor Rossi: non Le viene il dubbio che con un reato non c'entri un bel nulla sia dove è nata la vittima, sia da dove arriva il colpevole?
Prendiamo l'orrendo delitto di Roma, l'uccisione di un padre e della sua figlioletta che teneva in braccio. Agghiacciante il fatto, ma le reazioni? Di ora in ora, secondo le piste imboccate dalle indagini, l'indignazione cambiava addirittura colore politico. "Gli assassini parlavano italiano, anzi romano": sdegno anti-razzista dalle parti della sinistra: vedete come ammazzano i cinesi solo perché stranieri? Ma appena trapela che la povera madre superstite avrebbe fatto cenno ad aggressori slavi, è dalle parti della destra che, tirato un sospiro di sollievo, si può dar via libera al l'esecrazione: vedete, siamo alle solite, dall'est importiamo solo delinquenti, Che si consolida quando viene spiccato il mandato di fermo verso due magrebini. Ma non erano i soliti slavi? Vabbè, siamo lì, no?
Che si tratti "solo" di un delitto raccapricciante, che attiene "solo" alla bestialità dell'uomo e non alle sue variegate nazionalità, purtroppo è passato per la testa a ben pochi.
Invece, quando il razzismo c'entra eccome, va in onda la minimizzazione. La strage dei senegalesi di Firenze? Ma è stato un matto. Un isolato, un poveraccio. Frequentava sì certi circoli, scriveva sì certi libri, ma suvvia, nessuno prenderebbe mai sul serio..
E va bene, accontentiamoci. Ma Torino? Là si è incendiato un campo nomadi cercando la strage. Per vendetta contro un fatto inesistente, uno stupro inventato di sana pianta da una povera ragazza, le cui motivazioni aprono squarci di vita famigliare da far accapponare la pelle. A dar fuoco alle baracche non il matto isolato, ma un intero quartiere capeggiato dagli ultras dello stadio. Ovvero, no, non è andata proprio così. Sì, c'era stata una fiaccolata, alla quale non era voluta mancare nemmeno la segretaria provinciale del Pd. Ma poi l'assalto al campo è stata un'altra cosa, non c'entrava nulla, nessuno poteva immaginare che una pacifica manifestazione degenerasse nell'odio razziale...

 

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