Sant’Agnese, antica anche se non sembra

RIMINI - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 17 dic 2008
di Luca Vici

La chiesa di via Garibaldi ha origini lontanissime

Solo il campanile si salvò dai bombardamenti

Le lunghe vicende di Rimini hanno portato alla scomparsa della maggior parte delle sue antiche chiese. Fra quelle che sono sopravvissute, ce ne sono due che, duramente colpite dalla guerra, sono state ricostruite in forme moderne, celando ad un osservatore distratto e non informato delle cronache locali quanto siano lontane le loro origini. Unico indizio rivelatore, il campanile, che invece in entrambi i casi è rimasto in piedi nono stante i bombardamenti. Sono le chiese di San Nicolò e quella di Sant'Agnese. Quest'ultima è la più antica: è nominata per la prima volta addirittura in un diploma di Ottone III del 6 maggio 996, quale "monasterium sancte Agnetis", mentre da un documento del 1105 apprendiamo che il quartiere intorno alla chiesa aveva quello stesso nome. Una dedicazione, quella alla Vergine romana, che fa pensare ad una fondazione di molto anteriore: non solo la basilica di Roma sorta sulla tomba della martire risale all'epoca costantiniana, ma anche nella vicina Ravenna bizantina il suo culto era molto sentito: S. Agnese è raffigurata nello splendido mosaico della "Teoria delle Vergini e dei Santi" in S. Apollinare Nuovo (VI secolo), mentre le era dedicata anche una basilica, oggi scomparsa.
Il 25 gennaio 1308 un terremoto distrusse la chiesa riminese, che venne completamente ricostruita. Dobbiamo immaginarci un piccolo edificio, affiancato da una cappella dedicata a Santo Stefano e fondata da Gozio della famiglia Battagli, poi Battaglini, cardinale residente nella corte pontificia di Avignone. Del cardinale vediamo ancora oggi gli stemmi in quella che fu una sua abitazione. Purtroppo, quello che è un rarissimo, se non unico, esempio di casa trecentesca riminese, versa abbandonata e in uno stato addirittura di degrado: recentemente si è resa necessaria anche una disinfestazione.
L'aspetto medievale di Sant'Agnese resistette fino al XVIII secolo, quando fu modificato per un legato della nobildonna riminese Anna Piccioni, che versò agli arcipreti Filippo Comolli e Antonio Foresti, la somma di 600 scudi romani: la chiesa fu trasformata tra il 1770 e il 1776, affidando i lavori ai fratelli Menghi.
Il quartiere era però sempre più popoloso e la chiesa troppo piccola. Così, nel 1823, iniziarono i lavori di ingrandimento, affidati all'architetto Onofrio Meluzzi. A farne le spese fu la cappella di Santo Stefano, con tanto di contenzioso con gli eredi del cardinale De' Battagli.
Fonti: A.A.V.V., La contrada dei Magnani; Egidio Brigliadori, Una Chiesa, le sue chiese; Rosa Giorgi Santi dizionari dell'arte

 

 

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