Ritrovare il piacere del ricamo

RIMINI - Notizie attualità - mer 21 dic 2011
di Franca Fabbri

Un'associazione si occupa dell'antica arte
La mostra "Fili e merletti, un'arte in cammino"

Poco tempo fa ho scritto di una ragazza che, nel suo negozio appena aperto, munita di ago e filo si era messa a cucire orli, ad accorciare, stringere gonne e pantaloni, traendo da questa attività successo e compenso.
La cosa ha destato sorpresa, poiché ago e filo sono strumenti quasi caduti in disuso. Oggi, infatti, non c'è più tempo neanche per attaccare un bottone e così si eliminano in fretta capi di vestiario sostituendoli con dei nuovi. Figurarsi quanto può stupire l'attività del ricamo!
Eppure da qualche anno esiste una volenterosa associazione, "Rimini Ricama" che si occupa di quest'arte e ogni anno organizza corsi per insegnarla e non solo, ogni anno, in sedi prestigiose della nostra città, allestisce la mostra degli incantevoli lavori realizzati, come quelli visti qualche settimana fa nel Palazzo dell'Arengo.
Non mi aspettavo di vedere cose così preziose, raffinate, originali, poggiate su mobili, strumenti, suppellettili d'antiquariato, un allestimento scenico di grande fascino ed eleganza, che nel magnifico salone medioevale faceva una gran figura. Alle pareti "vedute" di paesi della Valmarecchia che davano colore e calore d'unione, poi lo sguardo gaudente si poteva poggiare su tavole apparecchiate con preziose argenterie, cristalli e tovaglie ricamate, su sedie sospese in fila alla pareti munite di ricchi cuscini; non mancava, al centro del salone, sotto il trecentesco crocifisso, l'altra tavola, quella religiosa, sacra: l' altare, coperto da una bianca "tovaglia" dall'impalpabile ricamo, leggero come un soffio, a lungo rimirato anche da una suorina.
Accanto risplendeva un piviale preziosamente intarsiato, posto sopra la veste sacerdotale.
Su manichini poggiavano "parùres" composte da vestaglie, camicie da notte e sottovesti di seta pura, oggi introvabili, ricamate rigorosamente a mano, come tutti i lavori presenti: centrini di varie misure, coperte, tendaggi, corredi, fodere, tele.
Un nutrito capannello di signore stazionava attorno alla ricamatrice di tombolo che maneggiava svelta, attenta, assorta i suoi piccoli attrezzi, ottenendo uno straordinario merletto intessuto di fili d'oro e d'argento.
Si respirava un'atmosfera di pace, capivi e assaporavi il tempo, questa dimensione che ci sfugge sempre più, che ci manca terribilmente, presi come siamo dalle "corse quotidiane".
Una dimensione che pensi presente ormai solo nei conventi, nelle austere clausure, dove oltre alla preghiera e agli inni sacri, immagino ci si dedichi al ricamo.
Un'arte, quella del ricamo, che "legando" le mani agli occhi, invita alla pazienza, al silenzio, alla concentrazione e insieme dipana i pensieri, e credo sciolga piano, piano, con calma, anche tormenti e preoccupazioni.
Una volta erano le ragazze vicine al matrimonio che ricamavano i loro corredi e chissà quanti sogni e rosei progetti venivano intrecciati col punto pieno, giornino, croce, catenella, e altri.
Nei vecchi bauli giacciono abbandonati asciugamani, lenzuoli, federe ricamati dalle nostre nonne e bisnonne. E quante figure femminili sono state dipinte, chine sui loro ricami, da grandi pittori come il Vermeer, il Lega, Mosè Bianchi e altri!
Non ci rimane altro che rimirare le ricamatrici in magnifici quadri?
No, se esistono associazioni come quelle del "Rimini Ricama".
Così vado pensando mentre scendo quello stupefacente scalone medievale infiorato, superato all'andata con un po' di fiatone (ma ne valeva la pena) per accedere alla meravigliosa mostra "Fili e Merletti, un'arte in cammino".

 

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