Un Babbo Natale da recessione

RIMINI - Notizie satira - mer 21 dic 2011
di Lia Celi

Santa Claus rampicanti
Non lasciamolo appeso al balcone, almeno facciamolo entrare in casa

Babbi Natale appesi alle ringhiere, parte seconda. Ne avevo già parlato in questa rubrica cinque anni fa, sicura che si sarebbe trattato di una botta passeggera di cattivo gusto. Il 2006 era l'ultimo scorcio di vacche grasse prima della catastrofe. Di scricchiolii se ne sentivano già, ma adesso che è tutto un crac quella sembra la Belle Epoque.
Retrospettivamente, il Babbo Natale miniaturizzato che si arrampicava sui balconi come un topo d'appartamento, nato probabilmente come scanzonata demitizzazione della più trita icona delle feste, era un inquietante presagio di ciò che ci aspettava. Oggi fa pensare al pensionato 85enne arrestato in Piemonte per aver tentato di rapinare due uffici postali. «Ho dovuto farlo,» ha spiegato alla polizia, che anziché imprigionarlo gli ha offerto il pranzo, «la pensione non mi basta per mantenere la famiglia», nel suo caso composta da moglie extracomunitaria (nullafacente e molto più giovane, si presume) con genitori e fratelli. Per il piccolo clan il vecchietto probabilmente rappresentava da anni Babbo Natale; poi si sa come sono i parenti delle mogli giovani, gli dài un dito e ti chiedono il braccio, e sotto questo aspetto il vecchietto piemontese aveva gli stessi gratta capi del Presidente della Camera Fini con la famiglia Tulliani. (Considerato il numero di anziani riminesi che si riaccompagna con signorine straniere dal folto parentado, anche i nostri uffici postali dovrebbero stare all'erta.)
Insomma, se nel 2006 il Babbo Natale pensile era una moda, ora è una necessità. Nessuno può più permettersi un Santa Claus corpulento e slitta-munito che parcheggia sul tetto, col rischio di travolgere l'antenna parabolica. Il Babbo da recessione è appiedato (quel che resta di Cometa, Fulmine, Saltarello e delle altre renne si trova nella Bottega Svedese dell'Ikea, sotto forma di prosciutto) e ha dimensioni e attitudini da scimmiotto. Non passa le serate prima della Vigilia nella sua officina a costruire doni insieme agli elfi. L'officina è chiusa, gli elfi sono in cassa integrazione a zero ore e l'unico modo per procurarsi i regali per il prossimo Natale è andare nelle case a rubare quelli dell'anno scorso e riciclarli.
Di per sé non sarebbe una cattiva idea, farebbe molto "decrescita felice". Il problema è che i Babbi Natale pensili non raggiungono mai le finestre, rimangono aggrappati alle ringhiere giorno e notte. Ricordano quei deportati che nei lager si lanciavano per disperazione contro il recinto elettrificato. Non è esattamente la scena che ti scalda il cuore nella Notte Santa. Tiriamoli in casa e rifocilliamoli, come hanno fatto i poliziotti con l'anziano rapinatore, e magari invitiamo anche la Befana, che non ha ancora maturato i 42 anni di contributi e deve continuare a lavorare. Così saranno buone (e sobrie) feste per tutti.

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