Il segreto di Ariodante

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 21 dic 2011
di Lorella Barlaam

Gli auguri di Rimini per novant'anni di pagine
Schiavoncini per il suo compleanno ci regala un nuovo libro

L'11 gennaio 2012 Ariodante Schiavoncini, ex partigiano, uomo di passioni politiche, scrittore e poeta compie 90 anni. E ci regala un altro dei suoi libri, "Il segreto di Danilo" (edizioni Chiamami Città) in cui «l'etica dei suoi personaggi rispecchia la persona che li scrive, e non è scontato. C'è la curiosità dei bambini, la ribellione degli offesi, lo sguardo lucido di chi ha negli anni l'esperienza delle lotte, lo stupore di chi è testimone» come ha scritto Marco Missiroli nella prefazione. A fargli gli auguri, sarà Rimini intera, attraverso il sindaco Andrea Gnassi che lo riceverà in Comune, in segno di riconoscimento per questo «riminese DOC, proletario figlio di proletari», come si definisce Schiavoncini. Che per noi ricorda: «Fin da ragazzo componevo canzoni e poesie, gli amici mi chiedevano anche lettere per le loro ragazzine. Ho cominciato a scrivere qualche racconto, e Luciano Nigro, che collaborava col giornale del partito "Sette più" e oggi con "La Repubblica", mi dice "Scrivono tutti di atti eroici, tu devi scrivere un racconto dove c'è anche la paura". Ed è nato "Paura e coraggio". Poi Giuliano Ghirardelli mi ha proposto di raccogliere i racconti in un libro... ho scritto tanto, i racconti hanno avuto successo e mia moglie diceva sempre "Dante è di là che fa i compiti!". Parto sempre da situazioni che ho vissuto: in "Il segreto di Danilo" "Ragazze di vita " si rifà al periodo in cui prestavo servizio nelle case di tolleranza, alle confidenze delle giovani che ci lavoravano. "Per una banana. Di cattiveria e razzismo si può morire" nasce da un incontro fatto anni fa, con un nomade e sua figlia ragazzina accampati vicino all'INA Casa. Mi sono chiesto che vita facessero, sono andato a parlargli. Era un periodo difficile, per loro, c'era razzismo, un diffuso pregiudizio. Le poesie invece appartengono ai momenti di gioia o dolore. Scrivo quello che sento, sono qualcosa di intimo. Se avessi studiato sarei diventato un vero scrittore, non ho da rimpiangere nulla però. Sono una persona semplice che ragiona, un agnostico. Non sono un filosofo, ma mi chiedo ancora chi mi ha mandato e con quale compito. Sono riflessioni mie intime, ognuno ha dubbi di cui non riesce a dare spiegazione.» Com'è diventata, la nostra città, negli anni? «Rimini l'ho vista cambiare, non c'è più quella solidarietà che c'era. Era una società basata sulla tolleranza, sull'amicizia, sulla fratellanza, adesso si calpestano diritti elementari. E quando lo vedo succedere sto male. Ho scritto spesso sul Partito perché voglio che la gente sappia e si ricordi cosa siamo stati, le lotte sostenute, come quella per l'uguaglianza dei diritti tra uomini e donne. Parlo del popolo proletario, mi metto sempre dal suo punto di vista per raccontare. Mio padre è stato fatto sparire dai fascisti, l'antifascismo è nel mio DNA. Ma quando mi hanno chiesto di entrare in Rifondazione non ho voluto, l'Italia non ha bisogno di estremismi. E oggi sono un po' avvilito, speravo il popolo cambiasse; abbiamo solo una persona, che è il Presidente Giorgio Napolitano, incarnazione di quei comunisti che avevano e hanno il senso dello Stato, del valore della libertà e della democrazia.»

Biografia di un "riminese a oltranza"
Ariodante Schiavoncini è nato in via Cornelia, nel 1922, e cresciuto nelle zone più caratteristiche e popolari della città: in via Clodia, dopo che nel 1927 suo padre - un "sovversivo" - era stato fatto scomparire dai fascisti, poi nella contrada piccola di Borgomarina e nella Barafonda. Terminate le scuole, Ariodante prova diversi lavori e nel 1939 entra nella GIL, per accorgersi subito che la propaganda del regime non corrisponde alla realtà. Nel 1941 viene arruolato e inviato a Udine. L'8 settembre 1943 lo trova a Cancello ed Arnone, da dove - smobilitato il Reggimento - intraprende una lunga marcia verso casa. L'1 novembre, durante il primo bombardamento aereo su Rimini, resta sepolto sotto le macerie di un rifugio in cui trovano la morte una ventina di persone, nell'odierna "Via Vittime civili di guerra". Nel 1944 si trasferisce in Friuli, a Palmanova. La sera del due giugno entra in clandestinità in un gruppo GAP, col nome di battaglia di "Aquila". Con il ritorno alla vita civile, Ariodante si iscrive alla sezione del PCI della Barafonda. Nel 1946 si sposa con Luigia, l'otto giugno. Nasceranno tre figli, Ioana, Aris ed Ileana. Nel 1956 per una pleurite non riconosciuta viene ricoverato, dapprima nel sanatorio di Vecchiazzano, poi in altri quattro, fino al 1959. Per sessant'anni ha portato avanti i suoi impegni ideali, dedicandosi alla politica come attivista di base. E continuando a scrivere racconti e poesie: con Chiamami Città ha pubblicato Il nubifragio si può vincere (1995); Una valigia di speranze (2000); Un mondo imperfetto (2001); Tempi a confronto (2009).

 

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