Intervista a Paolo Rosa, Sigismondo d'oro 2011
In bicicletta sulla palata pensando a Fellini
Il 20 dicembre alle 17 la cerimonia di premiazione agli Atti
«Sono stato colto di sorpresa, innanzitutto, felicemente di sorpresa direi» così Paolo Rosa, riminese di nascita e milanese per vita e lavoro, racconta la prima emozione del Sigismondo d'oro che gli sarà conferito il 20 dicembre, insieme allo chef "delle stelle" Gino Angelini. «Certo sono molto contento di essere riconosciuto dalla mia città natale con tanto onore... è una bella sensazione essere un po' profeta in patria» continua Rosa, che con il suo Studio Azzurro da vent'anni indaga le possibilità poetiche ed espressive delle nuove tecnologie nelle arti visive. «Anche se la mia patria è duplice, e come Studio lavoriamo in tutto il mondo. A Torino è appena terminata (ma riaprirà in marzo) "Fare gli Italiani", l'esposizione per i 150 anni dell'Unità d'Italia da noi progettata e realizzata di cui sono stato direttore artistico, che ha avuto un forte riscontro, molto apprezzata dai visitatori. Un allestimento multimediale di 12.000 metri quadrati, complesso, laborioso e delicato.» Quanto si sente ancora riminese? «Sono andato via da piccolo, avevo cinque anni. Ci siamo trasferiti a Milano per il lavoro di mio padre, ma abbiamo conservato un legame forte con Rimini. Io torno spesso, ci ho fatto nascere due dei miei tre figli. Mi piace il clima di questa città, il rapporto con le persone sempre interessante e aperto, il grande senso di convivialità e di accoglienza. A Rimini poi adesso sto collaborando con la Fondazione Fellini nella costruzione del nuovo sito, che mi fa molto piacere seguire. Come tutti i siti è in continua evoluzione, non avrà un vero compimento. Lo stiamo rivedendo e arricchendo e man mano, con il contributo di tanti altri, sta prendendo la sua fisionomia. È stato piacevole mettere mano nel mondo di Fellini, lavorare intorno al suo immaginario, alla "sua" Rimini. Mi dà sempre una pulsione di vitalità pensare a questo grande artista, che mio padre conosceva, è un grande nutrimento, ogni volta. E più passa il tempo più prendono forza le metafore che ha costruito.» E di Rimini cosa non le piace, invece? «Quando torno la mia passeggiata preferita è in bicicletta, lungo il porto sino al molo, perché mi piace incantarmi a vedere quella parte invisibile di città che prende forma nel confondersi dei grigi e gli azzurri del mare e del cielo ... ogni volta penso che davvero ci vorrebbe una bella pista ciclabile dal centro storico alla palata per raggiungere con più serenità e più forza questa pura visione felliniana. E mi dispiace che non ci sia ancora un museo dedicato al Maestro, un luogo pregnante che può espandersi nella città con percorsi sognanti come quello che ho indicato.»
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