Cronaca di una domenica così così

RIMINI - Notizie satira - mer 07 dic 2011
di Nando Piccari

Ma se l'alternativa è la Padania, allora meglio le bacchettate del professore
Rigore tanto, equità poca

Dopo le anticipazioni giornalistiche, mentre scrivo cominciano ad arrivare informazioni vere proprie sui provvedimenti contenuti nel decreto appena varato dal Governo. Come tanti, speravo che le indiscrezioni trapelate in precedenza risentissero di un eccesso di "pessimismo previsionale"; anche se qualche aggiustatina c'è stata, direi però che si è trattato di una speranza non andata del tutto a buon fine. C'è ora da augurarsi che l'imminente discussione parlamentare offra qualche ulteriore margine a emendamenti in grado di attenuare quegli aspetti di più accentuata natura "salassante verso il basso".

Si sapeva che non potevano essere rose e fiori, data la situazione ereditata da Monti e le strettoie imposte da un'Europa ancora lontana dall'essere non dico "l'Europa dei popoli", ma neppure "l'Europa del governo collegiale di se stessa"; verso la quale, per di più, il nostro Paese deve scontare la perdita di dignità e di credibilità lasciataci in eredità da Berlusconi, oltre che l'essere diventato focolaio di infezione per tutto il Vecchio Continente.
La più efficace delle "medicine ricostituenti" per l'Italia consisterebbe nell'andare a prendere i soldi soprattutto da chi non ha mai pagato e da chi, proporzionalmente alla sua ricchezza, ha sempre pagato meno di un appartenente all'italica "casta dei paria"; ma come si sa, questo troverebbe in Parlamento l'inciampo dell'ampia maggioranza di vedovi berlusconiani. Ciò premesso, resta il fatto che se i provvedimenti rimarranno invariati, rispetto alla felice formula "rigore ed equità" si coglierà fin troppo bene il rigore, non altrettanto l'equità.
Ma a questo punto mi fermo perché non vorrei, mio malgrado e nel mio piccolo, venire scambiato per un anti-montiano, contiguo agli ectoplasmi di Rifondazione o all'avanspettacolo giornalistico di certi anti-berlusconiani oggi preoccupatissimi di far vedere che però sono bipartisan. Possibile che in questo Paese - tolti Floris, la Gabanelli, la sgraziata bravura dell'Annunziata e qualche altra lodevole eccezione - si debba direttamente passare dal "lecchinaggio" di Scodinzolini, Fede e Mimun, al pomposo reality-giornalismo di Santoro, alle risate dentone della Dandini, alle stizzose simil-inchiestine della Guzzanti che ha perso la vena comica, ai narcisistici orgasmi televisivi recitati da "quanto mi piaccio Travaglio"?
Meno male che a tirarmi su sta arrivando la consolante notizia che a Mosca "l'amico Putin" (al cui confronto perfino Breznev sembrava un liberal-democratico) e la sua "alfana marionetta" Medvedev hanno fatto la figura dei peracottari alle elezioni legislative, perdendo - nonostante brogli, angherie e vere e proprie intimidazioni - quella maggioranza dei due terzi che dava loro poteri dittatoriali.
Ma a dare un tocco definitivo di allegra "sciapità" a questa domenica poco incline al sorriso, ci ha pensato la seduta del ridicolo parlamento della padania-pirlandia, una sorta di "ruttatoio politico" non a caso presieduto da Calderoli, che non veniva più riunito da un decennio, forse nel timore che potesse prendervi la parola l'on. Piloni da Forlì. Adempiuto al solito storpiamento corale del "Va pensiero" - una delle colonne sonore del Risorgimento che i legaioli, nella loro ignoranza anche musicale, continuano a vilipendere assoggettandolo alla bislacca farsa secessionista - Calderoli ha quindi assicurato che la Lega cambierà l'articolo 5 della Costituzione («La Repubblica, una e indivisibile»), dopo di che Bossi ha grugnito l'ennesima minaccia: «I popoli del nord conquisteranno l'indipendenza della padania; oggi si apre una finestra importante della storia e noi dobbiamo essere lì pronti». A buttarsi di sotto?
Poi ha mostrato la carta geografica della nascitura nazione padana, ed io mi sono molto allarmato perché nel "principato del Trota" ci finiremo pure noi romagnoli, che già lui chiama «fratelli padani».
Anche per questo, mentre invio i più fervidi auguri per le imminenti festività ai miei amici calabresi che si apprestano a pubblicare, a Paola, l'ultimo numero dell'anno del periodico "Progetto" contenente questo mio articolo, rinnovo loro la richiesta di asilo politico per il giorno in cui i lanzichenecchi di Borghezio arrivassero a insudiciare la Rocca della mia Montefiore.

 

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