Un mondo alla fine del mondo

RIMINI - Notizie cultura - mer 07 dic 2011
di Lorella Barlaam

"Finale di partita" di Samuel Beckett il 14 dicembre al Novelli
Intervista a Vittorio Franceschi, che interpreta Hamm

Negli scacchi, si arriva al "finale di partita" se i due giocatori sono di pari bravura. I pezzi rimasti sulla scacchiera sono pochi, e anche il re diventa una figura d'attacco. In "Finale di partita" di Samuel Beckett in scena restano Hamm, cieco e paralizzato sulla sua sedia a rotelle, e Clov, il suo servitore. In due bidoni della spazzatura vegetano i genitori di Hamm. Tra Hamm e Clov, le mosse e contromosse di un dialogo senza sbocchi, tra gli ordini assurdi e subito ritrattati di Hamm, l'obbedienza e le minacce d'abbandono di Clov. Inesauribili le letture di questo capolavoro di Samuel Beckett, di cui lui diceva: «Hamm è il re in questa partita a scacchi persa fin dall'inizio. Sta soltanto cercando di rinviare la fine inevitabile.» "Finale di partita", in scena al Novelli il 14 dicembre, è il primo Beckett del regista Massimo Castri, che non poteva scegliere Hamm migliore di Vittorio Franceschi, attore, autore e regista teatrale tra i più intelligenti della nostra scena. Lui che in "A corpo morto" ha sfidato la contrainte della maschera, affidando i personaggi al corpo e alla voce, con Hamm arriva alla sottrazione del corpo. «"Finale di partita" - spiega Franceschi - è stato scritto negli anni '50: era in corso la guerra fredda, c'era il pericolo di una guerra nucleare. Suggerisce quel clima. Per questo testo messo in scena infinite volte sentivamo la necessità di una lettura lontana dal "beckettismo" di maniera, e così abbiamo fatto. A partire dalla scena che non è un "rifugio" - come stabilito nelle didascalie dell'autore - ma un salotto alto borghese dismesso, con un camino che una volta doveva funzionare, un lampadario che piove dal soffitto e per pavimento una metaforica scacchiera. Diversa anche l'impostazione: l'ultima volta che Clov apre la finestra, da fuori vengono voci di bambini invece del silenzio siderale che Beckett prescriveva. E si ribalta la prospettiva del testo: forse sono i nostri personaggi, non il mondo ad essere finiti. Non c'è nessun deserto post-nucleare, là fuori, sono loro ad essere chiusi nel loro piccolo mondo, che non sa più leggere la vita, la realtà.» Che lavoro ha condotto sul personaggio? «Per i movimenti, essenziali, ho solo le mani e le braccia, anche il volto è coperto dagli occhiali, la sua mimica si perde... ho dovuto lavorare sulla voce, cercare il modo migliore di dire le battute "mettendo un po' di carne attorno all'osso"... come il tono di quotidiana naturalezza nel rapporto padre/figlio che si crea talvolta tra Hamm e Clov. I classici si prestano a essere continuamente re-interpretati e questo uso della voce qui funziona bene.» Franco Quadri titolava la sua recensione "Bello questo Beckett, sembra quasi Cechov"... «Castri in un'intervista aveva dichiarato di essersi avvicinato a Beckett come fosse Cechov, nel senso del cercare quel tipo di verità su una società finita, che non capisce che sta arrivando il nuovo. Il mio Hamm somiglia forse di più al Minetti di Thomas Bernhard, si potrebbe quasi alla fine far cadere la neve anche su di lui...» La battuta di Hamm che preferisce? «Forse quella che ripete più volte: "...e intanto si va avanti".»

 

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