Dall'Ordine dei Medici di Rimini una nuova "Scuola di Etica medica"
Un laboratorio per formare buoni medici e buoni pazienti
Ce la racconta il dott. Melchisede Bartolomei
Il 13 giugno di quest'anno nella Kos di Ippocrate (V a.C.), padre del giuramento considerato il primo testo deontologico della storia della medicina, è stata ratificata la Carta Europea dei principi di Etica Medica, in sedici articoli. Un compendio del corpus attuale dell'etica condivisa, sottoscritto dalle delegazioni di 14 paesi europei, traccia per il futuro codice di deontologia medica. In linea con questo documento e dall'esigenza «di approfondire le questioni etiche e deontologiche legate all'evoluzione tecnica e culturale della professione medica e al rapporto medico/paziente» spiega il dott. Melchisede Bartolomei, consigliere dell'Ordine dei Medici della provincia di Rimini, «abbiamo promosso, nell'ambito dell'Ordine, una "Scuola di Etica medica". Un laboratorio aperto di idee e pensieri che, attraverso corsi e seminari di approfondimento in materia etica e deontologica, dia al medico strumenti di lavoro e di studio per i diversi e concreti problemi che insorgono nell'agire quotidiano della professione.» Il "battesimo" si è tenuto il tre dicembre con il convegno "La professione medica tra etica, bioetica e deontologia". Tra i relatori, il dott. Amedeo Bianco, Presidente FNOMCEO e tra i patrocinatori della Carta di Kos, il bioeticista prof. Sandro Spinsanti e il Prof. Sergio Stefoni, Preside della facoltà di medicina dell'Università di Bologna. «È stato un momento importante di riflessione sulla bioetica, intesa come binomio tra etica e diritto, e sulla deontologia professionale» continua il dott. Bartolomei. «Nel corso degli ultimi decenni abbiamo assistito ad un vera esplosione tecnologica sia nel campo delle scienze biologiche che nel campo della medicina, e a un altrettanto notevole mutamento di natura culturale e giuridica. La medicina è diventata capace di interventi sempre più massicci e decisivi sulla vita e sulla morte. Ciò comporta la necessità di reimpostare alcune questioni sulla definizione da dare a concetti che precedentemente erano riconoscibili in termini prevalentemente naturali. Si pensi alle bio-tecnologie, alla medicina di inizio e fine vita (nuove tecniche di fecondazione e selezione degli embrioni, mappatura del genoma, eutanasia), ai trapianti da vivente, alle discussioni sull'accanimento terapeutico... "Il medico spesso più spesso deve rispondere all'interrogativo se sia moralmente lecito porre in atto ciò che è diventato tecnicamente possibile". E rispondere non solo al paziente, ma anche alla scienza, con un aggiornamento continuo, e alla comunità (AUSL), non solo di quanto, ma soprattutto di come si è speso. L'obiettivo è combattere gli sprechi per poter utilizzare al meglio le risorse comuni. Se il medico è portatore di doveri, anche il malato è tale specie "nell'accettare a volte la fondamentale debolezza e limitatezza della vita umana".»
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