Ecco tutti i patroni di Rimini
I tesori di San Giovanni
La grande tela di fra' Cosimo Piazza proviene da un convento soppresso
Nella chiesa di S.Giovanni Battista sono conservate numerose opere pittoriche provenienti da luoghi di culto soppressi, il cui ruolo si intreccia con la storia della città e con la storia delle confraternite. Un tempo numerose, costituivano la principale committenza di artisti di fama e ‘forestieri'.
E' il caso del grande quadro di fra Cosimo da Castelfranco (al secolo Paolo Piazza, 1560c.-1641) che ora figura nella prima cappella di destra e che era stato dipinto nel 1611 per l'altare maggiore della Chiesa dei Cappuccini. Naturalmente le soppressioni napoleoniche agirono da detonatore per questo come per altri famosi trasferimenti: sicché l'enorme tela, già citata dalle guide di Rimini, quali l'Adimari (1616) e nelle Pitture di Rimini di Carlo Francesco Marcheselli (1671-1735) entrò a far parte del patrimonio della parrocchiale di S.Giovanni, figurando come una eccellenza.
Lo è tuttora in ragione dell'ordito iconografico, della complessa composizione, della qualità della pittura che sancisce ancora una volta le relazioni e gli scambi della città con la cultura pittorica veneta. La chiesa dei Cappuccini, abbandonata nel 1797, fu demolita nel 1807. Nel 1966 la Soprintendenza curò un primo restauro della tela che occasionò alcune riflessioni in merito alla sua datazione; resta attendibile tuttavia quanto scrisse l'Adimari (come riporta puntualmente nel corredo critico al Marcheselli Pier Giorgio Pasini): "una bellissima gran tavola venuta questo anno 1611... fatta con gratissima e spiritual inventione, e di molto artificio.. nella quale si vede dipinto la santissima Conceptione incoronata di dodici stelle, e altro, insieme con la pianta della illustre Città nostra di Rimino." I santi protettori ci sono tutti: S.Gaudenzo, S.Giuliano, S.Antonio da Paola, Santa Colomba e Santa Innocenza. Figurano anche S.Francesco d'Assisi e S.Girolamo; la sacra rappresentazione occupa la parte superiore del dipinto; un paesaggio marino, con l'orizzonte azzurro, illuminato da un'alba accecante e mistica la separa dalla composizione inferiore, terrena, dove si concentrano i santi che rivolgono lo sguardo devoto al cielo.
Il ritratto della Rimini seicentesca
Il Piazza, fu un efficace "diffusore della cultura pittorica veneziana tardomanieristica" non solo in Italia ma anche in Europa centrale, come si intuisce dalla sua movimentata biografia: fu in grado di fondere gli aspetti luministici del caravaggismo con la cultura veneta. Ma il punto di forza del suo dipinto conservato in S.Giovanni è la raffigurazione dedicatoria della città di Rimini. Una città racchiusa nei suoi bastioni posta su prezioso ‘vassoio' retto dai santi protettori. Rimini con l'Arco d'Augusto, antica porta urbica, i campanili e la mole dei maggiori edifici religiosi della città. Seppur con approssimazione il volto compatto della città risponde all'immagine che nel XVII secolo dovevano ricevere i viaggiatori che qui giungevano. Un grosso borgo, politicamente condizionato dallo Stato della Chiesa che esercitava una potente presenza pastorale e che favoriva il consolidamento degli ordini religiosi.
Un pittore europeo
Frate Cappuccino dalla cultura cosmopolita
Paolo Piazza si formò a Venezia (1575-1583) con Palma il Giovane, Paolo Veronese, cioè con le botteghe più celebri di quel momento. Dopo il 1583 fece ritorno a Castelfranco dove eseguì numerosi lavori pittorici e affreschi. Si reca nuovamente a Venezia: agli ultimi anni del secolo risalgono probabilmente l'Adorazione della Croce, già sull'altar maggiore della chiesa della Croce di Venezia e l'Incoronazione della Vergine, collocata attorno al 1600 nella rinnovata chiesa dei cappuccini a Castelfranco. Pronunciò i voti nel 1598 entrando nell'ordine dei Cappuccini con il nome di Cosimo da Castelfranco. Ma la sua fu una vita assai movimentata. Nel 1601 fu trasferito in Boemia dove, stando ai documenti, fu assai attivo e apprezzato, sebbene non rimanga alcuna sua opera. Si trasferì a Graz, dove dipinse per il convento dei Cappuccini, dal 1604 fu a Monaco su richiesta del duca Guglielmo V di Baviera, dove attese al Martirio di S. Pietro e al Martirio di S. Paolo, che lasciò incompiuti. Andò ad Innsbruck nel 1606 su incarico di Anna Caterina Gonzaga. Nel 1610 si stabilisce a Parma dal duca Ranuccio Farnese: è proprio da Parma che invia ai confratelli di Rimini nel 1611 la SS.Trinità, Maria Vergine e i santi protettori della città.
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