Lacrime, sangue e un po' di rabbia

RIMINI - Notizie primo piano - mer 07 dic 2011
di Stefano Cicchetti

L'inizio è da brivido, si spera nel proseguimento
La manovra di Monti vista dalla riviera

Il famoso bicchiere mezzo pieno ci dovrebbe spingere a vederla così: dopo il primo tempo del rigore, per l'equità e la crescita aspettiamo il secondo e il terzo. C'era l'urgenza di metterci a posto per non essere noi l'iceberg che rischia di affondare l'euro. In attesa di vedere se la moneta unica affonderà comunque, qualche considerazione su equità e crescita dovremo pur farla. Considerazioni piccine piccine, dal punto di vista di un residente nella provincia di Rimini. Equità: cioè chi ha di più deve dare di più. Stando alla classifica del Sole 24 Ore, cui facciamo cenno a lato, rientriamo proprio fra coloro che più hanno e dunque più devono contribuire. Ma per continuare a poter contribuire, dovremmo anche continuare a crescere. Fra Ici - pardon, Imu - e Iva, il salasso rischia invece di stenderci. Il turismo pagherà salato in un momento in cui la domanda interna, in piena recessione, non si dirige certo verso l'alto. In compenso per le imprese "a monte della statale" c'è qualche boccata d'ossigeno. E per le banche garanzie più che robuste. Anzi, tanto robuste che una restituzione verso l'utente diventa obbligatoria. Ma ci sono anche dettagli particolarmente irritanti, anche se non drammatici come è apparso in un primo momento. Sono le tasse sulle imbarcazioni, che contrariamente a certi annunci frettolosi pare che saranno graduate con un qualche ragionevole criterio. Resta il fatto che la fuga verso la Croazia è in atto da un pezzo, visto che il turismo nautico in Italia è da sempre considerato un vizio da nababbi. Senza considerare che per ogni yacht da mille e una notte ci sono migliaia di modesti gommonauti, velisti scalcagnati, pescatori della domenica. E che migliaia di famiglie campano sull'indotto. Non su costoro graverà direttamente la nuova imposta di stazionamento, però il "segnale" punitivo verso la passione per il mare è significativo, come se fosse l'unico "lusso" meritevole di sanzione, non solo fiscale ma "morale". Ma sono solo considerazioni meschine di chi, come lo scrivente, quella passione ce l'ha addosso. Di certo, nulla a confronto del blocco (totale o parziale) della rivalutazione delle pensioni sopra le minime, che è semplicemente una porcheria bella e buona. Come demagogia bella e buona è la cancellazione delle province, checché su questi enti si sia concentrato il fuoco degli anticasta. Se tutto il risparmio sarà, come pare sarà, quello per i tagli degli assessori, prepariamoci pure ad altre batoste, perché da lì dei gran soldi non arriveranno di sicuro. E poi la provincia è inutile a Roma e Milano, a Bologna e Firenze, dove la sovrapposizione con il comune è evidente. Ma non nei centri medi e piccoli, non nelle regioni dove non esiste un capoluogo metropolitano. Giusto sulle regioni, resta da fare un bel po'. Per far s" che costino dappertutto una cifra vicina agli 8 euro ad abitante di Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna, e non ai 125 euro della Val d'Aosta e ai 50 della Sardegna, per un totale di 1,1 miliardi all'anno. Inoltre, possibile che Camera e Senato debbano costarci come tutte le regioni assieme? Se messe a stecchetto anche loro, si è calcolato un risparmio complessivo di 1,2 miliardi. E riguardo i costi della politica sarebbe solo un inizio. Buon lavoro, cari professori.

 

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