E' il tempo delle persone serie

RIMINI - Notizie satira - mer 23 nov 2011
di Nando Piccari

Aria nuova al governo, aria triste in città
Ma una di loro ci ha lasciato proprio adesso

Chi abbia conosciuto anche solo un po' Giorgio Napolitano può immaginare quanto sia costata a un uomo del suo stile e della sua cultura non solo la coabitazione istituzionale, ma anche la vicinanza fisica con un parvenu della democrazia che ha occupato Palazzo Chigi come fosse una delle sue tante dimore padronali, e che nelle relazioni con gli altri poteri dello Stato ha dato continue prove di pacchiana malacreanza. Mi piace pertanto credere che il nostro amatissimo Presidente rappresenti oggi la stragrande maggioranza degli Italiani anche nell'apprezzare una confortante novità: poter finalmente pensare che alle undici di sera il Primo Ministro della Repubblica Italiana abbia fra le mani un libro o una tazza di tisana, anziché la statuetta fallica di Priapo da far "adorare" a un manipolo di ridacchianti sgallettate.
Avevo iniziato a scrivere questo articolo dopo aver ascoltato la dichiarazione di voto del capogruppo della Lega al Senato sulla fiducia al Governo Monti; ma ho dovuto interrompere e trasferirmi in un'altra stanza perché nello studio faceva freddo. Per un irrefrenabile riflesso condizionato, infatti, ogni volta che in TV appare un leghista sento il bisogno di spalancare le finestre e cambiare l'aria. In quel caso l'esigenza era ancora più forte, poiché alla maleodorante verbosità del Bricolo parlante si affiancava sullo schermo il truculento gesticolare della virago scarmigliata che gli sedeva accanto: Rosi Mauro, che a vederla non capisci mai se faccia di più venire in mente il rozzo Zampanò de La strada o uno di quegli ingombranti lottatori di sumo.
Una delle positive novità connesse all'arrivo del Governo Monti è aver indotto le "camicie verdi" ad abbandonare gli agi ministeriali di "Roma ladrona", per far ritorno con il loro carroccio all'originario zoo di Pontida e al riesumato bassofondo del "parlamento padano", fra pantegane che hanno le sembianze di Borghezio e rosicchiano le ultime croste ammuffite del "federalismo".
Negli sproloqui legaioli contro il nuovo Governo non sono mancate le solite dosi di comicità, quali l'aver bollato come "un attentato al nord" la presenza del Ministero per la Coesione Territoriale, dimenticando che esisteva già nel Governo Berlusconi e ne era titolare Fitto (per la verità l'avevano dimenticato tutti, a iniziare da Fitto); o lo sdegno per l'istituzione del Ministero alla Cooperazione Internazionale e Integrazione - che affronto al loro razzistico «i negher fora di ball»! - assegnato ad Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio e cittadino onorario di Rimini, dove ha vissuto per molti anni.
Una nomina accolta con gran soddisfazione nella nostra provincia; ma proprio perché ha qualcosa di riminese, temo che essa debba ora fare i conti con Gioenzo Renzi, per la stessa ragione che ha portato il Federale di Borgo Marina a intentare quella stravagante causa relativamente alla presunta incompatibilità della Vicesindaco di Rimini. Sì, perché in base al goliardico "lodo Renzi", sia Gloria Lisi che Andrea Riccardi hanno la grave colpa di non aver letto per tempo l'oroscopo, onde scoprire che presto sarebbero stati chiamati a ruoli di governo - lei assessore, lui addirittura ministro - in materie di cui si stavano già occupando alla festa delle rispettive associazioni dedite alla solidarietà sociale, ricevendo per questo qualche ovvio sostegno pubblico: dal Comune, la Cooperativa Sociale Madonna della Scala; dallo Stato, la Comunità di Sant'Egidio.
Alla Lisi è andata bene solo perché il Tribunale non è stato all'altezza di cogliere il raffinato pensiero giuridico di Renzi; il cui obiettivo, del resto, non è vincere ma poter combattere ogni giorno dell'anno, restando così fedele al mussoliniano "molti nemici, molto onore".

P.S. A causa dell'ennesimo malanno autunnale ho dovuto limitare alla sola espressione epistolare il mio cordoglio per la morte di Oronzo Zilli. Nel 1975, quando da indipendente si candidò per la prima volta con il MSI, a commento di uno slogan elettorale che lo definiva "una persona seria", usando il greve linguaggio dello scontro politico del tempo, ebbi a scrivere su Il Progresso, giornale del PCI, che in quella lista non potevano esservi persone serie. Non mi ci è voluto molto tempo per capire, e fargli sapere, che mi ero sbagliato.

 

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