Il capolavoro custodito a San Giuliano

Rimini - Notizie Borgo San Giuliano - mer 23 nov 2011
di Annamaria Bernucci

Una Pala d'avanguardia
Così il Veronese anticipò il barocco

Nella composta architettura cinquecentesca della chiesa di San Giuliano sono conservati i resti del Santo martire venerato dal X secolo nella città (storia, martirio e leggende si sono intrecciate e le narrazioni hanno preso una declinazione tutta riminese). Ma oltre le reliquie, la chiesa vanta uno dei dipinti più visitati della città. E' opera del veneziano Paolo Veronese, realizzata poco prima della morte del pittore (1587) per i Padri canonici di San Giorgio in Alga. L'altar maggiore dove è collocata la pala fu consacrato nello stesso anno della chiesa e dedicato alla Vergine e ai santi Pietro e Paolo (cui in origine era dedicata l'abbazia) e Giuliano. E' probabile che la commissione fosse antecedente a tale data e riconducibile al 1583. 

Espressione di una versatilità compositiva e di un impianto formale ripreso più volte dal pittore (Martirio di S.Giustina a Padova), anche la pala riminese accentua, in ragione delle esigenze devozionali e pietistiche di quegli anni, una forte dimensione della gloria e della esaltazione divina: tutta la parte superiore del quadro è orchestrata infatti sulla figura della vergine attorniata da angeli e dai santi apostoli; nel registro inferiore è collocata la scena del martirio di Giuliano, con l'immagine luminosa del giovane dai biondi capelli, vicino al quale si muove la dolorosa figura della madre Asclepiodora, dalle vesti sontuose, inginocchiata, nell'atto di sostenerlo nella fede e di accompagnarlo al tragico supplizio.
Il pittore ha privilegiato questa parte, terrena, agitata e mossa da sentimenti e realtà, espressa pittoricamente con innegabili intuizioni barocche, specie là nelle corrispondenze delle espressioni e dell'agire delle figure rappresentate che trovano speculare riflesso nei gesti dei santi sovrastanti. Solo una demarcazione di nubi plumbee delimita la partizione tra la sfera celeste e terrestre del quadro.
A sinistra una colonna, sulla quale un simulacro pagano minaccia l'equilibrio celeste, riconduce all'idea di una quinta teatrale; in primo piano il fitto agitarsi dei personaggi, carnefici e dignitari creano un senso di densa concitazione altrettanto teatrale.
Nel 1992 il quadro è stato restituito alla sua integrità dopo un lungo restauro, con puliture e accertamenti che ne hanno svelato l'autenticità attributiva di tutte le sue parti e la secolare vicenda conservativa, costellata di interventi e restauri antichi.

Romagna e Marche, province venete
Dal ‘500 in poi è la Serenissima a dettare legge in pittura

La committenza della veneziana Congregazione secolare di San Giorgio in Alga a Paolo Veronese (Paolo Caliari, 1528-1588) va vista nell'ambito degli scambi culturali e della penetrazione pittorica veneta in atto dal XVI secolo lungo tutta l'area adriatica e la Romagna e le Marche. Una diffusione che sortirà esiti superbi come il Martirio di San Giuliano.
Accanto alla pala del Veronese furono commissionate, nel 1625 circa e sempre ad un artista veneto, Pasquale Ottino, due tele rappresentanti San Lorenzo Giustiniani (primo abate generale della congregazione) e San Giorgio. Per lungo tempo ed errroneamente queste opere erano state avvicinate alla bottega del Veronese. L'insieme crea una sorta di trittico, conferendo all'abside una grande monumentalità accentuata anche dalla preziosa ancona dorata. Questa venne definita ‘adornamento conveniente' dal canonico don Vincenzo Santini che così descrisse l'architettonica struttura lignea, dotata di colonne corinzie, fregi e decorazioni, apprestata per accogliere il capolavoro del Veronese.

Critiche dal grand tour, lodi da D'Annunzio

Tra i viaggiatori stranieri che visitarono Rimini nel XVIII secolo, sicuramente uno dei più esigenti fu il celebre Joseph-Jerome De Lalande che descrisse i monumenti della città con un occhio appena sufficiente. Si legga nel suo Voyage d'un francois en Italie, fait dans les années 1765 1766 quanto scrisse a proposito di una autentica ‘gloria' pittorica riminese, la pala d'altare di Paolo Veronese della Chiesa di San Giuliano: "contiene alcune bellezze", "la composizione è un po' confusa, la gloria non abbastanza ariosa, e i drappeggi delle figure fanno pieghe troppo dure". Lo storico Luigi Tonini, tuttavia, un secolo dopo segnalava che il dipinto del pittore veneziano fosse meta di visite costanti e attente. Fu con Gabriele D'Annunzio il quadro riminese trovò riconoscimento, apparendo anche nelle sue pagine letterarie.

 

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