Fresco Piada produce a Rimini e Riccione
La filosofia del chiosco allargato
Un'azienda che cerca di difendere la tipicità
La nostra piadina ha finalmente completato l'iter per l'IGP e non si è fatta mancare niente, scatenando l'indignazione dei puri e duri che vogliono la vera-piada-solo-quella-dei-chioschi-artigianali, non sapendo che si può sempre essere scavalcati a "sinistra", come si diceva una volta. Quindi insorgo, dicendo che la vera piada sopravvive ancora la domenica sera in quelle case dove la mamma impasta sul tagliere, spiana con il matterello e cuoce sul testo con a fianco un bimbo che la tira per il "zinale" per averne un pezzo. Esattamente come faceva mia mamma tutte le domeniche sera, ma chissà se ci sono ancora bambini che fremono per un pezzo di piada appena cotto dopo tutta questa disponibilità di merendine e dintorni che c'è adesso.
Insomma non si deve camminare guardando indietro, ma appunto andare avanti. E noi ci andiamo con Ivan Rigon, Responsabile dei Progetti speciali di Fresco Piada, che nonostante sforni 25.000 piade al giorno cerca di riprodurre e riproporre quei sapori.
"Sì, nonostante gli alti standard di produzione in due stabilimenti - conferma Rigon - le piade vengono rigorosamente precotte sulla piastra, preparate secondo la ricetta tradizionale con le due varianti, strutto ed olio d'oliva per chi non ne vuole sapere di grassi animali o semplicemente vuole un prodotto più leggero, è una piada bassa ed estesa come vuole la nostra tradizione".
L'azienda nata nel 1997 ha avuto una crescita "naturale", quindi senza pericolosi balzi in avanti, ha 30 dipendenti e due stabilimenti, uno a Riccione ed uno a Rimini. Applica una filosofia da "chiosco allargato": "E' vero cerchiamo di ritagliarci uno spazio, o meglio di essere una sacca di resistenza nel panorama della gastronomia italiana. Per questo cerchiamo di frequentare eventi particolari e non fiere, oltre a interventi di tipo sociale. Come andare ad insegnare a fare la piada nel carcere di Fossano, vicino a Cuneo, nell'ambito dell'iniziativa Sapori Reclusi (come accadrà il 24 novembre ndr)".
Proviamo a portare Ivan sul terreno minato dei vari tipi di piada, ma lui se la cava egregiamente: "La piada è un patrimonio di tutte e tre le province romagnole; sia più alta come nel ravennate o più estesa come da noi, l'importante è che si rispettino il prodotto e gli ingredienti. Noi produciamo quella riminese che sul mercato risulta più ‘simpatica', non escludo in futuro di avventurarci anche su altri tipi di piada, come abbiamo fatto con la crescia sfogliata di Urbino con un discreto successo".
Insomma Fresco Piada è un esempio di artigianato avanzato che può fare bene al gusto ed al sapore della nostra piadina.
Ma attenzione! Se la piada è grossa come nel ravennate va accompagnata a radicchio, cipolla e bruciatini (che sono pezzettini di pancetta abbrustoliti) se la piada è estesa come da noi il piatto "nazionale" è sardoni sul testo, cipolla e radicchio non si scherza.
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