Che fine faranno gli incentivi energetici?

RIMINI - Notizie attualità - mer 23 nov 2011
di Redazione

Le agevolazioni scadono a fine anno
Roma tace, forse qualcosa potrebbe arrivare dagli enti locali

Dall'enorme rissa politica di questi ultimi giorni una sola cosa è emersa in maniera chiara e schiacciante, siamo sotto esame.
Di chi? Perché?
Di chi: di francesi e tedeschi. Perché? Perché è più semplice guardare la pagliuzza nell'occhio del vicino che la trave nel proprio.
Purtroppo queste considerazioni non sono utili nella situazione attuale, per quanto giuste possano essere. L'unica cosa certa come disse il grande Churchill è che ci sarà da sudare sangue per i prossimi anni.
Cosa si devono aspettare le imprese ed i cittadini dallo stato per il prossimo triennio: poco o, molto più probabilmente, niente. Nel senso che soldi per le incentivazioni sulla riqualificazione energetica degli edifici o sulla produzione energetica da fonti rinnovabili ce ne sono veramente pochi e tutti o quasi verranno assorbiti dal Conto Energia, che per i prossimi tre anni dovrà essere il motore trainante di un'economia che altrimenti boccheggia.
La speranza che sempre alberga è che si trovi qualche centesimo di euro da investire sul calore oltre che sull'energia elettrica. Ma il vecchio governo aveva adottato su questo punto una tattica dilatoria, che il nuovo governo ha già calzato come una comoda scarpa. Pertanto da quel fronte nessuna nuova ci aspetta fino al 2012.
Allora speriamo nelle istituzioni locali, che decidano di raschiare il fondo del proprio scarso barile investendo quel che trovano per promuovere l'economia locale, mentre contemporaneamente decidano di dare quello scappellotto di incoraggiamento alle banche affinché decidano di riavviare il motore ormai fermo di mutui e fidi per le imprese.
La guerra dei poveri che ci attende oltre l'angolo lascerà meno caduti sul terreno se ci saranno quelle agevolazioni burocratiche e fiscali tanto invocate e tanto necessarie. Non si può e non si deve più aspettare; prolungare l'attesa di quelle riforme che a livello locale sono così necessarie potrebbe essere deleterio per quelle imprese e quei cittadini che ancora resistono alla forza della crisi aspettando come il granchio sotto il sasso che passi questa maledetta onda lunga.
Care istituzioni, solo questo ci preme di dirvi: delle luminarie natalizie ne facciamo volentieri a meno se quei soldi vengono investiti in maniera produttiva sull'economia locale.
Interventi a pioggia anche di due o tre migliaia di euro a cittadino sarebbero assai più graditi di un Natale al freddo illuminato da fantascientifiche luminarie.
"Pecunia non olet" (i soldi non puzzano), dicevano i romani. E avevano ragione.

Emiliano Bugli

 

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