L'orecchio che ci vuole per vivere e suonare

RIMINI - Notizie cultura - mer 23 nov 2011
di Lorella Barlaam

Il 25 novembre Premio Vita INN Jazz a Franco Cerri
Il chitarrista jazz più famoso d'Italia si racconta, tra ricordi e progetti

Quella di Franco Cerri è davvero una Vita INN Jazz, e per festeggiarne la carriera non poteva esserci Premio più appropriato di quello che gli sarà consegnato il 25 novembre, durante il concerto inaugurale dell'edizione 2011/2012 della rassegna riccionese. Chitarrista jazz italiano per antonomasia, Franco Cerri ha scritto un bel po' di storia della musica suonando insieme ai grandi, da Chet Baker a Dizzy Gillespie, accompagnando Billie Holiday e Mina, affacciandosi dai nostri teleschermi per raccontare e suonare il jazz. Ti aspetti un "mostro sacro" e ti trovi a conversare con una voce giovane, di una cortesia, quella sì, di tempi più garbati. Non si parte dagli amarcord del passato ma dai progetti in corso, come la Civica Scuola di Jazz che Cerri ha fondato a Milano nell'87 con Enrico Intra e che «sta andando molto bene, oggi abbiamo circa 180 allievi, non di più per occuparci bene di loro. Ragazzi che si danno da fare, coraggiosi: dalla scuola vengono fuori buoni musicisti... che faranno fatica a trovare lavoro. È una cosa triste, ma in Italia non è mai esistita un'educazione alla musica nelle scuole, che ne avrebbe favorito la comprensione, è mancata la voglia di far crescere la gente. Ma è comunque una fortuna fare questo lavoro. Io sono autodidatta, e in classe più che fare lezione parlo delle mie esperienze, in cui c'è lo strumento e quello che ho imparato dalla vita. La prima chitarra me l'ha regalata mio padre nel '43 - sorride Cerri - costava 78 lire e poi non c'era più una lira per pagare il maestro. Nel '45 c'è stato l'incontro con Gorni Kramer: nei cortili di Milano si festeggiava, io suonavo in un gruppo di giovani ed è arrivato lui con la sua fisarmonica, ha chiesto "chi è che conosce la musica americana?" io mi sono seduto vicino con la mia chitarra, emozionatissimo. Abbiamo fatto ballare tutti fino alle due, sono tornato a casa, ho svegliato i miei e detto "stasera ho suonato con Gorni Kramer!" "Ma và a letto, che è tardi..." mi ha risposto mio padre. Un mese dopo l'ho nuovamente incontrato in Galleria Vittorio Emanuele; mi ha riconosciuto: "tu sei quel ragazzino... devi venire con me, tu hai la paletta" voleva dire che avevo orecchio. Sono andato avanti con loro per anni, erano diventati un'altra famiglia per me. Kramer attaccava brani che non conoscevo, alla fine del primo refrain capivo le armonie, lui si accorgeva che avevo capito e... cambiava tonalità per mettermi alla prova, e continuavamo, insieme.» Poi nel '49 ha conosciuto Django Reinhardt... «Anche quello un incontro pazzesco... con noi suonava anche Stephane Grappelli, in un night club dove la gente non si interessava al jazz, e ci hanno mandato via perché eravamo bravi, però... Reinhardt quando glielo chiedevano suonava, per esempio, La vie en rose ma ne faceva un pezzo swing e le persone si arrabbiavano: "Allora, questa Vie en rose?" Nessuno l'aveva capita... l'apprezzamento della musica jazz in Italia è cresciuto piano piano, - riflette Cerri - poi c'è stata una fase di oblio, ora una rinascita. È la musica classica di oggi, una musica viva, con una frangia giovanile incredibile.» Progetti futuri? «Non ho mai mollato: sono arrivato a 86 anni, le gambe e le mani funzionano, la testa la conservo, speriamo che duri...» Teatro del Mare, 25 novembre ore 21.15. Franco Cerri, chitarra; Massimo Manzi, batteria; Alberto Gurrisi, organo Hammond. Info e prenotazioni: tel. 0541 690904

 

 

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