Santarcangelo Festival 2012-2014
Credo che la ragazza abbia un piano...
Intervista al nuovo direttore artistico, Silvia Bottiroli
Credo che la ragazza abbia un piano... ma andiamo con ordine. Silvia Bottiroli è piccolina, scuri capelli ricci, pelle mediterranea, occhiali tondi di montatura spessa, alla Simone Weil; sguardo acceso, intenso, aperto: dimostra meno dei suoi 33 anni e potrebbe scambiarsi la parte con una giovane donna tunisina, una di quelle che abbiamo ammirato per il furore dello sguardo e l'eleganza della postura e che probabilmente verranno al festival (zona Making the Plot/Motus 2011-2068) nei prossimi tre anni, perché adesso tira un'aria nuova, un'Aria Pubblica.
In linea con il nuovo governo Monti, Silvia ha un curriculum "da paura"; idem per i due condirettori, Cristina Ventrucci e Rodolfo Sacchettini. Dal DAMS di Torino Silvia arriva al festival, porta della Romagna Felix, nel 2001 da volontaria semplice; nel 2002/3 fa la badante degli operatori teatrali, già nel 2004/5 è condirettore di Silvio Castiglioni: una carriera veloce e un-Italian, meritata con intelligenza, testardaggine, ambizione, grande capacità di lavoro e vision.
Il suo piano astrale sembra favorirla: è nata nel 1978, vero anno di nascita del festival, e ha parecchio a che fare con Pisa, la città del Bacci, inventore della ‘città nel teatro': sperimentazione radicale e successo a furor di popolo. Il festival come opera unitaria, con propria regia e drammaturgia: la più autentica tradizione di Santarcangelo.
Silvia non lo ha imparato nel '78 - era impegnata a nascere - ma trent'anni dopo, da Chiara Guidi, Socìetas, eroica direttrice - assistita da Silvia - del festival 2009, anno di resurrezione, primo del triennio 2009-11.
Dato il successo del triennio, confermate le linee guida, Silvia e i suoi lavorano per un festival tutto a Santarcangelo e un'attività annuale espansa, articolata nelle Romagne et ultra: «ai santarcangiolesi, che non hanno una stagione teatrale nella loro città, proporremo un ‘percorso di visione' in altri teatri della regione, da Rimini a Cesena a Ravenna e oltre, scegliendo alcuni spettacoli, coordinando il trasporto e accompagnando la visione a incontri o introduzioni che aiutino a contestualizzare i lavori e i percorsi. Dove ci sono vocazioni specifiche si cercherà di incontrarle: il Premio Riccione per le nuove drammaturgie, l'Arboreto per residenze e laboratori, ma stiamo pensando anche ad altri centri.» Ve l'ho detto, la ragazza è ambiziosa! In questo spazio-tempo dilatato, abitato da artisti, cittadini e ‘foresti', la rotta è «da una parte la memoria , principio attivo e vitale, dall'altra la furia e l'immaginazione dell'infanzia, guardando a quegli artisti del teatro di ricerca capaci di coinvolgere i bambini non come spettatori ma come co-autori.» Io sono ammirato e convinto, tuttavia per puro scrupolo, trattandosi di Santarcangelo, chiedo un parere alla Giordana ad Cuciarul. Lapidaria: «fasèm a fides... e pù us avdirà!»
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