Fare impresa? E' una parola

RIMINI - Notizie primo piano - mer 23 nov 2011
di Stefano Cicchetti

Impietosa classifica della Banca Mondiale
Competitività: l'Italia dietro Mongolia, Zambia, Albania
 
C'è quello spot che vediamo in questi giorni, quello del Marocco che è "pronto sotto ogni aspetto" ad accogliere gli investitori stranieri. Be' il Marocco non è l'unico ad essere così "pronto". Sono addirittura prontissime Mongolia, Zambia, Albania: tutte nazioni che risultano molto più attraenti dell'Italia agli occhi di un imprenditore.
A dirlo, purtroppo, non sono solo gli spot. Lo conferma la Banca Mondiale nel suo rapporto «Doing Business in a more transparent world - 2012» ("Fare affari in un mondo più trasparente"), che valuta le condizioni che trovano le imprese Paese per Paese. L'anno scorso l'Italia si era piazzata 83esima su 183 stati; nell'ultimo rapporto siamo scivolati all'87esimo posto.
Si badi bene: la Banca Mondiale non valuta la competitività considerando fattori come i bassi salari, la flessibilità, la libertà di licenziare o altre "marchionnate". E nemmeno se vigono norme troppo occhiute sulla sicurezza, o se imperversano criminalità e corruzione. No. I dieci parametri che vengono utilizzati riguardano tempi, costi e burocrazia necessari per avviare un'impresa, accedere al credito, ottenere un allacciamento elettrico o i permessi per costruire, pagare le imposte, stabilire chi ha ragione o torto in una causa commerciale. Insomma, quelle classiche cose che oggi è di moda definire "né di destra né di sinistra".
Ebbene, secondo questi criteri a vincere è Singapore, seguito da Honk Kong, Cina, Nuova Zelanda, Usa e Danimarca. In Europa, il Regno Unito è al settimo posto, la Germania al 19esimo, la Francia al 29esimo. Dietro di noi c'è solo la derelitta Grecia (il che forse spiega tante altre calamità).
Andare nel dettaglio è come rigirare il ferro nella piaga per chi fa impresa in Italia e ogni giorno deve chiedersi perché deve perdere tanto tempo in altre faccende. Una causa commerciale, che in Francia dura in media 330 giorni e 390 in Germania, da noi ne richiede di norma più di mille. In Germania dopo aver firmato il contratto si ottiene un allacciamento elettrico entro due settimane; in Italia, entro 6 mesi. Chi spedisce merci per nave, le saprà a destinazione dopo 20 giorni se si sono utilizzati porti italiani o ellenici, mentre in Germania e Inghilterra basta una settimana.
Poi naturalmente c'è il dolente capitolo delle tasse: i profitti  delle imprese in Italia sono subissati da un'aliquota che tocca oggi uno stratosferico 68,5 per cento, contro il 26 dell'Irlanda, il 37 del Regno Unito, il 43 del Portogallo. Ma non basta. Non solo il nostro fisco bastona a sangue, ma si fa anche pregare per farsi trovare: da noi in un anno 280 delle nostre ore se ne vanno per compilare la dichiarazione dei redditi e fare la fila per pagare; in Irlanda bastano 76 ore, in Francia 132, in Spagna 197.
Certamente il nuovo governo ha ben presenti questi dati. Ma se si è letto il rapporto con attenzione (http://www.doingbusiness.org/rankings), ci si sarà resi conto che la competitività non riguarda solo il governo centrale e nemmeno i soli soggetti pubblici. Il rimboccarsi le maniche riguarda proprio tutti, dai nostri sindaci alle nostre multiutility, dalle imprese stesse fino all'ultimo sportello di quartiere.

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