Intervista a Mariangela Gualtieri
Il debutto di "Per voce e ombra" del Teatro Valdoca apre la stagione teatrale
Verso il canto sereno dell'umano
A inaugurare la stagione teatrale riminese, nel senso originario della consacrazione di un avvio sarà la prima nazionale di "Per voce e ombra" del Teatro Valdoca, il 9 novembre. Un "trio per corpi recitanti e percussioni" che «sarà soprattutto un'avventura dell'ascolto, e non solo dentro la parola» anticipa Mariangela Gualtieri, che di questa parola è poeta. «Riprendiamo i versi del Caino e diamo ad essi una diversa vitalità, una connotazione quasi narrativa, perché sia Leonardo Delogu sia io diamo voce a vari personaggi. Poi l'arte percussiva di Enrico Malatesta si intreccia con le nostre voci e col silenzio, creando paesaggi abissali e inquietanti, ombra densa e lampi, interni immensi, pareti verticali, precipizi e voli distesi. La forza evocativa del suono sosterrà il viaggio visionario dello spettatore.»
Dopo la raccolta dei tuoi versi e il vostro grande affresco teatrale dedicati a Caino perchè questa rilettura?
«Dopo anni di concentrazione su Caino, mi pare in realtà di essere appena all'inizio, di cominciare adesso a intravedere qualcosa in questa inafferrabile vicenda. Quello del male è certo un tema su cui nessuno potrà dire una parola definitiva, un tema impiantato su un mistero vicino al quale salta non solo la nostra ragione, ma anche la nostra morale. E forse dopo un lungo tempo di immersione nella zona d'ombra dell'umano, avevamo voglia e bisogno di un canto sereno, di elencare ciò che amiamo e seminarlo oserei dire, quasi spargerlo dall'alto. Per questo Cesare Ronconi ha voluto chiudere questo nostro spettacolo col lungo ringraziamento scritto per il Festival di Santarcangelo e di perfetto contrappunto ai temi del Caino.»
"Per voce e ombra" interseca il percorso della Biblioterapia sull'enigma del Male, per sua natura irrappresentabile. O solo attraverso le sue "figure". Che "figura del male" è Caino?
«Io mi sono sentita molto simile a Caino e mi pare che nessuno, prima di questo nostro tempo, potesse comprenderlo a pieno. Il male di Caino è voler essere amato come suo fratello, o forse voler essere il più amato. E' pensare che la terra gli appartenga e non il contrario, cioè che è lui ad appartenere alla terra. Il suo male sta nel non accettare la vita così come ci viene data, il suo male è il sogno, il progetto di trasformarla, renderla più felice e facile, è vincere il dolore. E in questo male che tutti noi conosciamo così bene, c'è qualcosa di inaggirabile, di scritto nel dna e c'è anche quanto dell'umano è amabile e ammirabile. C'è anche il suo bene, la sua bellezza, la sua arte. Tutto è misteriosamente intrecciato.»
In questo spettacolo "l'avventura uditiva dentro la parola poetica" va in cerca di un "dire musicale", vero e proprio rito di guarigione... le parole da sole non bastano più?
«Forse la poesia a volte dimentica la forza dell'oralità, cioè la propria musica. La poesia è musica e come tale va intonata, va data in quel marasma vibratorio che non parla solo alle nostre menti ma, entrando in risonanza con l'intorno, parla anche al nostro scheletro, a tutta la nostra carne. C'è una sapienza del corpo che spesso, nei passaggi più difficili della nostra vita, ci salva. C'è una spiritualità a cui partecipa pienamente anche la carne. E direi che nella poesia sensualità e spiritualità si tengono insieme, così come nel canto, ributtandoci nel labirinto, lì dove tutto sta in un intreccio originario, indistinto, in quell'indifferenziato che così tanto ci spaventa e così tanto ci attrae.»
Teatro degli Atti, ore 21. Info e prevendita tel. 0541 24152.
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