Riusciremo mai a invecchiare il nostro vino?

RIMINI - Notizie il taccuino della tavola - mer 09 nov 2011
di Luca Ioli

Capire il barrique e i metodi di valorizzazione
La sfida della qualità vista dai produttori locali

Invecchiamento e barrique, le due parole magiche legate al vino.
Cerchiamo di capirci qualche cosa partendo dalla barrique, metodo di invecchiamento tanto di moda qualche anno fa. Ora, dopo la sbornia del legno, il procedimento si è avviato (per fortuna) ad un buon momento di maturità.
La barrique è una botte di 225 litri di capienza (228 per la barrique borgognona) normalmente in legno di rovere francese o di Slavonia. Usata per almeno due anni (alcuni produttori si fermano a uno), dà particolari sentori al vino; quello più riconoscibile è il sapore di "legno".
Una botte di barrique costa 700 euro, dura due anni e a fine corsa se sei fortunato la rivendi a 70 euro. Va da sé che il procedimento di invecchiamento aumenta i costi ed il tempo di permanenza in bottiglia: mettete in conto un euro, un euro e mezzo di ulteriori costi.
Ma allora quando trovo prodotti barricati a 4euro e mezzo/cinque euro, come li producono?
Riepilogando: 2,65 euro di costi indiretti, 1,50 di barrique; quello che resta (se resta) è il vino. A  meno che...?
A meno che il prodotto non sia aromatizzato con polvere legnosa, che è uno scarto della lavorazione delle botti. In quel caso, qualche settimana di lavoro ed il gioco è fatto.
I puristi si ritrarranno con orrore, ma anche il secondo tipo di lavorazione può generare buoni prodotti. L'importante è non pretendere di trovare a certi prezzi bottiglie nate con il vero metodo francese della barrique, quello della botte.
L'invecchiamento, insieme alla resa per ettaro delle vigne, è l'elemento più importante per definire la qualità del vino. Tanto per intenderci il Brunello di Montalcino non può essere commercializzato prima di 5 anni (6 per la riserva).
Se facciamo riferimento al nostro Sangiovese, secondo la doc di Romagna la riserva deve essere invecchiata di 2 anni (almeno due mesi in bottiglia).
Quindi la qualità è maggiore se maggiore è l'invecchiamento?
"Non necessariamente - ci dice Sandro Santini della omonima casa vinicola - il tempo è importante, ma anche altri elementi concorrono alla qualità. Per esempio la resa ad ettaro, che occorre portare sotto gli 80 quintali (normalmente si producono 110 quintali ad ettaro ndr). Poi occorre darsi un capitolato e adottarlo per ricercare la qualità necessaria a posizionarsi sul mercato nazionale ed europeo".
"Coriano è una bella zona per il vino - rincara Enrico Santini, storico personaggio del panorama agricolo riminese - ci sono molte cantine di qualità, come Vecciano, Valle delle lepri. C'è un'azienda importante come San Patrignano, il cui peso specifico è necessario in una grande operazione di comunicazione, Ci sono passione e volontà di mettersi in gioco. Troviamo il modo di spendere il ‘prodotto Coriano' dandoci regole di qualità, trasformiamo in punto di forza la presenza di tante realtà nel territorio corianese perché più cantine ci sono e meglio è. Abbiamo affrontato con successo il tempo del prodotto, è il momento di affrontare il tempo delle idee".
"Sì alla qualità con l'attenzione a non rinchiudersi nel piccolo territorio": sono le parole di Angelo Totano, enologo dell'azienda San Patrignano. Che spiega: "Occorre fare parte di una realtà ampia per farci conoscere  perché il nostro mercato non è la costa ma l'Europa. Noi, per vocazione della comunità, partiamo addirittura dall'uomo. Ma per la qualità occorre ritornare alla terra e rispettarla. Letame, metodi naturali, rame, zolfo, tanta passione. E conoscere le caratteristiche delle vigne che abbiamo, l'una diversa dall'altra, addirittura dandogli un nome. Insomma, l'enologo è con il tempo diventato un winemaker con un'accezione sofisticata. Occorre invece tornare all'enologo che sappia agganciare e guidare un trattore. Siamo particolarmente orgogliosi che la passione e l'attenzione diventino uno strumento educativo, se innescano un circolo virtuoso che produce eccellenza ancora meglio".
Ma un bel prodotto invecchiato a lungo e di qualità, inesistente nel territorio riminese, che traini il marchio Sangiovese e sfrutti la particolarità territoriale della nostra zona (bella campagna con l'aria del mare) è impossibile? Lo fanno quelli del prosciutto di Parma con il vento Marino e non è che Parma sia proprio attaccata al mare.

 

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