Il pensiero stupendo di Patty

RIMINI - Notizie spettacoli - mer 09 nov 2011
di Carlotta Frenquellucci

La Pravo sarà al Velvet il 9 novembre

L'ex ragazza del Piper: "Mai voluto costruire uno stile, ho fatto solo ciò che mi andava"

Chi si sarebbe aspettato che Patty Pravo, icona assoluta di stile e charme, inquieta e sensuale femme fatale, androgina e algida, caparbia e risoluta (riguardo alla situazione attuale dell'Italia dichiara: "per me tre quarti dei politici dovrebbero andare a casa invece di grattarsi la pancia, non sanno neanche quanto costa una bistecca!") mi rispondesse con una tale affabilità e allegria da trasformare l'intervista in un'amabile chiacchierata?? Le sue uniche premure sono state eliminare il formale circuito del "lei" da "vecchie zittelle" e scusarsi perché "un po' ricoglionita" per il troppo lavoro. L'ex Ragazza del Piper, che sarà ospite il 19 novembre al Velvet nell'ambito di Retropolis: Vintage!, continua a stupirci e lo fa con una naturalezza disarmante.
Patty cosa significa avere il potere e nello stesso tempo la responsabilità di sentirsi oggi per tante generazioni icona musicale e di stile?
«Credo sia un fatto di etica personale, è una responsabilità che ti obbliga a svolgere bene la tua attività che, dopo 45 anni posso affermarlo, ho sempre fatto con amore. Forse, mi stanno trattando troppo bene: perché veramente non so... "icona" e tutto questo da una parte ti fa star bene... però io sono una persona normale».
Cosa rende eternamente attuali i suoi pezzi?
«La curiosità, l'amore che metto nei miei pezzi. Sto vivendo delle emozioni incredibili, nel mio tour ho visto avvicendarsi ottanta mila persone e credo che tutto ciò sia incredibile e che mi dia la vitalità per cambiare sempre, ad ogni concerto dal vivo, e per appassionare ogni fascia d'età».
In effetti, sei sempre stata una grande trasformista, soprattutto in fatto di stile: come hai costruito il tuo look negli anni?
«Non ho costruito un bel niente, ho fatto ciò che mi andava, Io mi esprimo sempre per come mi sento in quel momento, in quella canzone, e anche in base al contesto. Al Piper mi mettevo un sacchetto logato dalla discoteca come minigonna ed ero elegantissima, a quei tempi era facile...Oggi seguo quelle che sono le mie ispirazioni e emozioni, sono un'istintiva».
C'è un prezzo da pagare nel non tradire mai se stessi?
«Sicuramente! Ho stracciato tanti di quei contratti...Io sono una che molla, non ho voglia di discutere, se mi fanno incazzare io me ne vado. Poi, certo, capita anche di dover accettare dei compromessi, ad esempio cantare un pezzo che al primo impatto non ti fa impazzire, ma l'importante è personalizzarlo e dargli dignità».
"La Terra dei pinguini", il titolo del suo ultimo album, è il correlato dell'utopia di una terra ideale o ha in mente un luogo particolare?
«La terra dei pinguini è un'utopia che magari si potesse realizzare...Solo che fa freddo ragazzi: ci sono stata. Dovrebbe essere il posto ideale dove stare: noi siamo stati creati per stare bene, per essere belli, in armonia, per amarsi, per giocare, per mangiare, per bere, per scoprirci. Credo rimandi a un immaginario delizioso tant'è che ora ho visto che sono usciti un sacco di film sui pinguini».
Vuoi dire che hai lanciato un'altra moda?
«Può darsi...».
Come scegli le tue collaborazioni (che nell'ultimo disco sono tante: da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro a Morgan)?
«Eh tesoro mio, io investo sui giovani... quest'estate al mare ho conosciuto due bambine di sette e otto anni che mi hanno fatto ascoltare delle loro cose e io sono rimasta sconvolta: erano innovative, un passo avanti e al contempo in linea con la contemporaneità. Voglio produrre un disco loro, o con altri fanciulli sui dieci anni, vedrai che sarà un successo».
In merito a "I giardini di Kensington (versione italiana di "Walk on the wild side") Lou Reed ha espresso qualche considerazione?
«In realtà è una rivisitazione, tradurla semplicemente in italiano sarebbe stato volgare e banale. Comunque a Lou è piaciuta molto, era curioso di sentirla, gliel'abbiamo tradotta e ha espresso la sua soddisfazione. Muti è stato geniale perché ne ha fatto una favola per bambini adatta anche ai grandi».
Che ricordi ti legano a Rimini?
«Ah beh, l'Altro Mondo ovviamente! Ci divertivamo come pazzi...e poi Fellini che non ha bisogno di commenti».
E mentre la ringrazio si raccomanda: "Beh, se hai voglia vieni al Velvet che così ci conosciamo, beviamo qualcosa". Pensiero ...stupendo.

 

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