La Resistenza è ben degna di un ponte

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 26 ott 2011

Signor Direttore,
andando per internet alla ricerca di informazioni su Sant'Antonio da Padova, un santo che la pietà cristiana di mia madre mi ha educato a venerare come, peraltro, lo hanno venerato e lo veneravano marinai riminesi, pescatori e naviganti, mi sono imbattuto in un sito che recita Chi visita Rimini durante il periodo delle feste natalizie o a ridosso del... Presso il Ponte della Resistenza, meglio conosciuto come Ponte dei Miracoli, a sinistra del porto canale.
Ho avuto un sobbalzo.
Allora mi è tornato alla mente quando con Don Salvatore Belletti, storico primo parroco di San Giuseppe al porto in molti ci siamo battuti affinché il ponte venisse dedicato a Sant'Antonio, a memoria della predica del Santo ai pesci.
IL nostro Consiglio Comunale decise di intestarlo alla "Resistenza" e così fu. Questa toponomastica è entrata in tutti i documenti ufficiali, piantine stradali comprese.
Ora un'associazione che pare chiamarsi Ponte dei Miracoli" che, lodevolmente, ha riesumato la tradizionale festa di Sant'Antonio del 13 giugno nel comunicare le sue iniziative fa spesso riferimento al "Ponte dei Miracoli ingenerando nella gente una certa confusione e qualche lazzo di pessimo gusto.
Personalmente ho colto nell'insistere su questa toponomastica una qual certa sottovalutazione, per usare un eufemismo, di quello che ha rappresentato la Resistenza per la nostra Patria.
Essa fu un moto di popolo che si ribellò a coloro che, fra l'altro, perpetrarono sanguinose stragi alle Fosse Ardeatine, a Sant'Anna di Stazzena, a Marzabotto per citarne solo alcune. A questo moto popolare parteciparono in prima linea anche i cattolici
Qualche nome. Le Aquile Randagie, scout cattolici che reagirono alla chiusura del loro movimento voluta dal fascismo con la clandestinità ed aiutando ad espatriare in Svizzera ebrei e perseguitati politici, tra loro anche Indro Monatanelli.
Teresio Olivelli: Scout Cattolico ed Assistente Universitario prima di essere inviato in Russia in qualità di ufficiale di artiglieria alpina.. Sorpreso a Kalina nella tragica odissea di ripiegamento degli italiani, di scorta con la batteria ai battaglioni Tirano e Morbegno, il tenente Olivelli guida il triste convoglio tra combattimenti e tormente fino alla zona di sicurezza. In salvo esulta con questo grido:"Iddio mi ha risparmiato, Iddio mi ha impegnato" ed entra in clandestinità
In settembre dopo tenace resistenza viene catturato dai tedeschi a Vipiteno ed inviato in Germania, ma, lungo il tragitto, riesce ad evadere a Innsbruck e a piedi rientra in Italia.
A Milano dà vita ad una intensa attività clandestina. Organizzatore delle Fiamme Verdi, fonda il giornale clandestino Il Ribelle. Nel 1944 a Milano fu arrestato, portato a San Vittore. La sua "Preghiera del Ribelle" fu rivissuta da Teresio Olivelli, periodo per periodo, con la tortura e la dedizione ai fratelli fino all'estremo. Il calvario ebbe le sue stazioni di sangue e di lacrime. Fossoli, Bolzano, Dachau, Hersbruck.
Sovente non mangiò per sfamare gli altri confortò malati e deboli e li difese attirando su di sé le percosse e gli insulti degli aguzzini. Per difendere un compagno cadde sotto i calci ed i colpi di frusta di un polacco collaborazionista.
All'infermeria, prima di morire, si spogliò delle sue vesti e le donò al suo vicino. Era il 12 gennaio 1945. è decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Numerosi furono i religiosi che seguirono questi ribelli per amore come numerosissimi furono i militari, di ogni arma e specialità e di ogni grado, che, fucilati o impiccati dai nazifascisti riscattarono l'onore della nostra Patria
Questo per gli immemori sperando che comprendano come il sacrificio di tanti permetta a loro anche di giocare sul nome di un ponte.

Alberico Mincio

 

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