Il tesoro di Sigismondo

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 26 ott 2011
di Luca Vici

La incredibili vicende di questo patrimonio in un libro di Piergiorgio Pasini
Il Signore di Rimini occultò preziose medaglie per eternare la sua fama

Una pubblicazione di Piergiorgio Pasini, "Il tesoro di Sigismondo", fa luce per la prima volta sui numerosi rinvenimenti di medaglie malatestiane "in defossis locis dispersae, vel muris intus locatae", con lo scopo di trasmettere ai posteri la propria fama.
I casi di rinvenimenti di medaglie malatestiane appositamente celate in apparati murari, sono più di venti nel territorio un tempo dominato dai Malatesta: oltre che a Rimini, medaglie sono state rinvenute a Montescudo, Verucchio, Fano, Senigallia, Montefiore, solo per citarne alcune.
Non sappiamo quando iniziò questa tradizione, che venne perpetuata anche dopo la morte di Sigismondo, dai suoi successori tra cui Pandolfo IV detto il Pandolfaccio, e si protrasse anche dopo la cacciata dei Malatesta avvenuta nel 1528, almeno fino alla prima metà del XVII secolo.
I depositi di medaglie malatestiane, per la loro sistematicità ed estensione nel tempo e sul territorio, non ha praticamente eguali, e l'unico termine di paragone può essere dato dai Carraresi a Padova alla fine del Trecento.
Nel Medioevo era costume posizionare oggetti propiziatori di tipo religioso o magico o anche solo simbolico nelle fondamenta di edifici pubblici e privati, e anche a Rimini è documentato un caso di questo tipo.
Nel 1358 Malatesta Ongaro, infatti, pose nelle fondamenta di un torrione presso ponte de san Piero "uno elmo da omo d'arme: fo segno di battaglia".
Nel 1431, invece, Galeotto Roberto, fratello di Sigismondo, avrebbe gettato molti denari nelle fondamenta delle fortificazioni del palazzo malatestiano vicino alla porta del Gattolo, in occasione della posa solenne della prima pietra.
Le medaglie svelano anche la cronologia dell'attività di Matteo de' Pasti, oltre che la datazione di certi edifici realizzati in epoca malatestiana.
L'attività dell'artista veronese a Rimini iniziò probabilmente nell'anno 1448, nel quale vennero realizzate con tutta probabilità medaglie nelle quali campeggia la "Fortitudo" (Forza).
Nelle medaglie più tarde, invece, viene mostrato al diritto il busto di Sigismondo con la corazza; al rovescio, Castel Sismondo.
E' singolare che le medaglie spesso mostrino date incongruenti con le vicende personali di Sigismondo e degli edifici da lui realizzati: le medaglie fuse in onore di Isotta, ad esempio, sono tutte datate 1446 sebbene fosse stata onorata ufficialmente solo dopo il 1449, quando si verificò la morte della seconda moglie di Sigismondo.
Fonte: Piergiorgio Pasini, "Il tesoro di Sigismondo e le medaglie di Matteo de' Pasti".

O rubate o assurdamente disperse in più musei

Visitando il Museo della Città di Rimini, nella sezione dedicata ai Malatesta, è possibile ammirare diverse medaglie, tra le quali spiccano quelle realizzate da Pisanello e da Matteo de' Pasti, su commissione di Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468).
Purtroppo questa è solo una minima parte del "tesoro" di Sigismondo. Molte delle medaglie furono trafugate subito dopo il ritrovamento o in seguito, come per il furto nel Tempio Malatestiano del 1998. Ma anche quelle supersiti non hanno fin qui trovato una sorte degna di loro: disperse dalle Sovrintendenze nelle collocazioni più varie e cervellotiche (da Bologna a Ferrara a Ravenna), quando non addirittura arbitrariamente donate a dei privati.

Una fortuna nelle fondamenta
I ritrovamenti continuano da almeno quattro secoli

Il primo rinvenimento conosciuto a Rimini di medaglie malatestiane risale all'anno 1624, quando, durante lavori di ammodernamento di Castel Sismondo, vennero trovate alcune medaglie raffiguranti Sigismondo da una parte e il castello dall'altra, oltre a quelle che mostravano Isotta.
Il 1 settembre 1908, invece, furono ritrovate ben 32 medaglie bronzee, dal diametro variabile tra 80 e 30 mm. racchiuse in un vaso di terra nei pressi di un pilone a fianco di Porta Galliana.
Le sei medaglie ritrovate nel 1756 nella tomba di Sigismondo, all'interno del Tempio Malatestiano, sono in pessimo stato di conservazione, forse perché fuse con una lega di cattiva qualità con poco rame, che testimonierebbe le difficoltà economiche patite da Rimini negli ultimi anni di vita di Sigismondo, quando cadde in disgrazia a causa della scomunica.
Il rinvenimento di medaglie più consistente risale al 5 giugno 1948, nella cappella del Tempio Malatestiano dedicata a San Sigismondo.
In questo deposito furono rinvenute ben ventidue medaglie di due soli tipi: tredici piccioli con la Fortezza in trono di profilo, e nove grandi con la Fortezza seduta su due elefanti.
Realizzate senza particolari difetti di fusione, furono realizzate con bronzo scuro, quasi nero.

 

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