Il tocco ineguagliabile della racchetta cortese
Storie e personaggi del nostro sport
Franco Tramontano, un vero signore che poteva vincere tutto ma si accontentò di divertirsi
Francesco Tramontano, fece la sua prima apparizione sui campi del Circolo Tennis Rimini di viale Regina Elena, nei primissimi anni '70. La presenza di questo giovane, elegantissimo, giocatore non passò certo inosservata. Franco, proveniva da Sorrento. La di lui famiglia aveva posseduto e gestito, di generazione in generazione, l'Hotel Tasso-Tramontano. Codesto splendido albergo, situato nel centro storico di Sorrento, con vista sulla baia di Napoli, ha alimentato, nel tempo, la cultura del pittoresco e del sublime proprio perché nell'ala più antica dell'edificio, risalente al XVI secolo, vide la luce Torquato Tasso l'11 marzo 1544.
Lungo la sua storia l'Hotel ha ospitato personaggi importanti come Gothe, Byron, Shelley, Keats, Leopardi, Scott. Qui James Fenimore Cooper vissse per tutto il tempo in cui mise in opera Water Witch e lo stesso Ibsen, in una delle più silenziose camere dell'albergo, scrisse Gli Spettri.
L'eleganza, l'educazione, il talento per le lingue, lo stile fecero di questo trentenne, l'idolo indiscusso del gentil sesso, che in quegli ormai lontanissimi anni, frequentava oziosamente i courts gestiti dall'incomparabile Edo Grossi. Non so quante "amazzoni" (non so neppure se fossero amazzoni), s'imbertonirono di lui che scendeva, con raffinata noncuranza dalla sua Morgan verde bottiglia ed una volta entrato in campo faceva partire col suo rovescio mancino, le traiettorie più incredibili, ora fischianti, ora morbidamente beffarde.
La sua presa ubbidiva all'estro senza, tuttavia, discostarsi troppo da una eastern sul diritto ed una continental sul rovescio, che era, indubbiamente, il suo colpo più efficace. In giornata, Franco era capace di palleggiare quaranta centimetri sopra la rete, facendo cadere la palla ad una spanna dentro la riga di fondo, con la più totale disinvoltura.
Aveva avuto buoni maestri, allorché ragazzino giocava per il Tennis Club Vomero, ma la pigrizia, la totale assenza di severità con sé stesso, il rifiuto per ogni forma di routine, gli impedirono di ottenere i risultati che il di lui talento gli avrebbe permesso. Senza impegnarsi più di tanto giocherellò disputando tornei tra gli NC ed i Terza Categoria. I risultati furono alterni. Ma vincere o perdere non fu mai un problema per Franco Tramontano. Accettava ogni tipo di verdetto con divertita gentilezza ed estrema noncuranza. Stringeva la mano all'avversario, riponeva nel fodero la Bancroft Professional (soltanto lui si serviva di questa racchetta di rara bellezza e di grandissima versatilità), per poi ingaglioffarsi in estenuanti partite di briscola e tressette, avendo per compagni di gioco il dott.Carlo Cappelli, il generale Luciano Bianchi e Gilberto Niccolò.
Per due estati (1972 - 1973) raccolse successi e vinse importanti tornei. Una delle sue vittime sacrificali era Domenico Olivieri, in quel tempo il più forte NC della zona. Non montò mai in superbia, così come non lo si vide mai investire con male parole l'interlocutore più villano. Il suo stile, sul campo e nella vita, fu ed è, quanto di più felpato e cortese ci possa essere. Franco Tramontano: un vero signore.
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