Intervista a Eron

RIMINI - Notizie spettacoli - mer 26 ott 2011
di Carlotta Frenquellucci

Il grafico veste il Fulgor
Tre opere dipinte con vernici spray su tela per il cinema di Fellini

Un quanto mai appropriato "Coming soon", stiamo arrivando, campeggia sulle pannellature che ricoprono la facciata del cinema Fulgor in attesa dell'apertura del cantiere prevista tra dicembre e gennaio prossimo. Tre riproduzioni che rivestono le tre arcate centrali di Palazzo Valloni dell'artista riminese Eron, al secolo Davide Salvadei, ormai da tempo lanciato internazionalmente nel mondo della writing art, che a Rimini e alla sua storia ha dedicato molti dei suoi lavori, dall'intervento di pannellatura del molo di destra al manifesto dell'immagine turistica della città di quest'anno.
A Eron chiediamo quale aspetto di Fellini ama di più.
"Ciò che mi affascina di Fellini è il modo in cui esprime una realtà onirica, malinconica e un po' angosciante ma sempre carica di poeticità".

A cosa ti sei ispirato per le tue gigantografie?

"Ho realizzato tre opere dipinte con vernici spray su tela. I dipinti originali sono stati fotografati, riprodotti in grande formato ed adattati alla all'architettura esterna del cinema Fulgor (futura sede del Museo Fellini).
L'idea è nata dalla mia attuale ricerca pittorica appartenente alla serie "scribblescape"; paesaggi fatti di scarabocchi con i quali cerco di dare una sorta di tridimensionalità al tratto gestuale e istintivo dello scarabocchio che spesso è piatto ma mantiene una forte carica espressiva. Nei tre dipinti, il tratto vorticoso distribuito in maniera apparentemente casuale, diventa consistente, acquista profondità e si allontana dall'osservatore componendo tre diversi ritratti di Federico Fellini che si impongono con discrezione tra la foschia. In questo modo ho voluto sottolineare il concetto di consistenza fisica del pensiero su cui è basata la mia ricerca e che spesso caratterizza l'aspetto onirico dei film di Fellini".

Ultimamente molte tue tele sono in bianco e nero, come mai?

"In realtà, in quasi tutti i miei lavori, la "tavolozza" è piuttosto ricca anche se l'impressione finale che l'occhio percepisce è quella di un'immagine quasi monocromatica. Il fatto di dipingere le mie opere spesso con colori desaturizzati o con grigi colorati, nasce in maniera naturale dal mio modo di percepire e filtrare la realtà che spesso mi appare surreale, malinconica e poetica al tempo stesso".
 
Oltre alla ristrutturazione del Fulgor, quale credi sia la necessità/mancanza più impellente dal punto di vista culturale per Rimini? 

"Oltre alla ristrutturazione del Fulgor che andrà ad arricchire ed ampliare il polo museale/culturale di Rimini, sicuramente quello che al momento manca è uno spazio/laboratorio per l'arte contemporanea e la ricerca creativa con studi per artisti e spazi espositivi che potrebbe essere realizzato senza troppe spese riutilizzando una delle tante strutture già esistenti ma abbandonate al degrado (vedi ex macello o ex colonie a Miramare e Torre Pedrera addirittura con vista mare...). Non me ne intendo ma credo che dal punto di vista tecnico/pratico non sia così impossibile... Basti pensare a New York, a Berlino o altre città europee che già da tempo si sono accorte dell'importanza di mettere a disposizione questa tipologia di spazi dove poter sviluppare arte, idee, creatività e cultura; tutti elementi necessari al miglioramento evolutivo di una società".

 

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