Enrico Serpieri fu ardente patriota ma anche abile imprenditore

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 12 ott 2011
di Annamaria Bernucci

Condannato all'ergastolo ed esule in Piemonte, morì a Cagliari nel 1872
Un riminese per l'Italia unita

Enrico Serpieri fu un mazziniano convinto e tenace. Nelle sue Memorie Politiche (1858) Felice Orsini così lo presenta: "Fu sempre un ardente patriota in grande estimazione appo i romagnoli e lo si ebbe per uno de' capi di molta influenza, attività e coraggio". 

Era nato a Rimini nel 1809, seguì nel 1827 i corsi di medicina all'Università di Bologna, città scossa fortemente dai moti del '31; ancora studente entra nella Legione Pallade; capeggiò la gioventù riminese e fu alle Celle a combattere contro gli austriaci in quel cruento scontro passato alla storia grazie anche allo scritto attribuito a Giuseppe Mazzini intitolato Une nuit de Rimini. Repubblicano fervente "quando pensare italianamente e pensare repubblicanamente prima del '48 pareva la stessa cosa", il Serpieri è una figura di notevole interesse, per le doti politiche che videro lui e i figli sempre in prima linea per l'unità del paese, ma anche per le qualità imprenditoriali.
Il giovane Enrico Serpieri si era visto presto preclusi gli studi in medicina per i suoi ideali rivoluzionari; era nato da una famiglia di industriali e commercianti. E la vetreria da lui amministrata divenne il Club dei più accesi e facinorosi (si trovava nella scomparsa, e malfamata, contrada Codalunga). Nel 1833 osò schernire pubblicamente, insultandoli, i volontari papalini che sfilavano nella città scortati dai soldati croati.
Nel 1840 si crea un nucleo organizzato che prese il nome di Legione Italica, composto di elementi molto attivi, provenienti dalla declinante Giovane Italia. I cospiratori crearono una rete forte di collegamento tra varie città della Romagna (Laderchi di Faenza, Beltrami di Bagnacavallo, Pasolini di Cesena, Canestri di Forlì, solo per citarne alcuni). I nomi della ‘setta' erano noti alla polizia che teneva d'occhio i più esaltati, tra cui il Serpieri. La caccia della Polizia Pontificia fu implacabile dopo i moti di agosto e settembre 1843 avvenuti a Bologna. A Rimini i liberali sono coesi per opporsi al regime con interventi anche cruenti: c'era tutta la gioventù riminese, Andrea Lettimi, Luigi Brunelli, Francesco Lovatelli Giuseppe Baldini (cioè la nobiltà cittadina) assieme a Enrico Serpieri.

Un arresto a tradimento
L'arresto di Enrico Serpieri, avvenuto a Rimini il giorno 28 aprile 1844 come risulta dai verbali, risponde ad una prassi sordidamente consueta attuata dal regime poliziesco dello Stato Pontificio.
I fatti (ne parla anche nelle sue Cronache Nicola Giangi) ebbero questo svolgimento. Serpieri a teatro è avvertito di una prossima perquisizione; pur fidandosi del tenente Vignoli a capo della repressione contro i rivoltosi che a Rimini avevano perpetrato atti violenti, fu invece da questo tradito. Sei gendarmi lo braccano in casa, Serpieri tenta di ingoiare una carta per sottrarla alla perquisizione o per sviare l'attenzione da altri documenti più importanti, senza riuscire nell'intento, perché atterrato. Tra i libri ‘rivoluzionari' e proibiti trovati nell'abitazione del Serpieri, le Prigioni di Silvio Pellico stampate in inglese. Il verbale dell'arresto è asciutto e burocratico nella descrizione delle sequenze. Gli esiti sono tristemente noti. Serpieri è incarcerato (prima tradotto a Pesaro, poi alle carceri di Urbino, infine al forte di San Leo). Condannato successivamente a Roma al carcere a vita, fu solo grazie all'amnistia concessa da Pio IX nel 1846 che Serpieri ritrovò la libertà. Negli anni 1848-49 fu deputato a Rimini nella Costituente Romana, Caduta la Repubblica Romana riparò prima a San Marino, dove già era stato ospitato dal patriota amico Lorenzo Simoncini in occasione delle prime schermaglie contro la polizia papalina negli anni '30; poi nel 1849 andò a Torino. Lo Stato sabaudo assorbiva gli esuli, ma allontanava i più esaltati dei repubblicani per neutralizzare potenziali ‘nemici' del nascente regno.

Repubblicani, carbone e piombo
Nel 1850 Serpieri parte da Genova e sbarca in Sardegna, dove si occupa della miniera di Gibas in località Porto Corallo, appartenente alla genovese Società dell'Unione Miniere Sulcis Sarrabus. Inizia assieme ai figli (Cimbro, Giambattista e Attilio) un'epopea di lavoro e di impegno che eventi e tragedie (come la perdita precoce per malaria dei figli anch'essi repubblicani e fieri combattenti nelle guerre d'indipendenza al richiamo di Garibaldi) non riusciranno a fermare: sarà primo presidente della Camera di Commercio di Cagliari fondata nel 1862 e uno dei maggiori produttori di piombo d'opera sardo. Enrico Serpieri muore a Cagliari l'8 novembre 1872, il suo monumento al cimitero di Bonaria è decorato con bassorilievi che raccontano le Guerre d'Indipendenza.

 

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