Ecco perché le rotonde sono meglio dei semafori

RIMINI - Notizie opinioni - mer 12 ott 2011
di Giampaolo Proni

Il cattocomunismo che è in noi
Le regole imposte possono costringere i comportamenti ma non guidarli

Se c'è una cosa che mi è fastidiosa è apparire un moralista. Perché alla fine credo che sia valido il detto evangelico «Come puoi dire al tuo fratello: "Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nel tuo occhio hai una trave"» (Matteo 7,3). Tuttavia, l'ipocrisia che il sistema sociale e culturale italiano ha raggiunto non è solo una questione morale, ma sta danneggiando economicamente l'intero paese, non si può tacere. A costo di essere monotono, attribuisco questo difetto a quella cultura peculiare che viene chiamata ‘cattocomunista', e che in politica si traduce in partitocrazia o consociativismo. Sia da parte cattolica (a mio parere un malinteso cattolicesimo) sia da parte comunista, l'errore di base è quello di non considerare l'individuo e la società nel suo complesso di interessi, principi, desideri, pulsioni, insomma come un sistema dotato di dinamiche, forze, movimenti interni, un soggetto ‘pieno'. Al contrario, ci si rappresenta un soggetto vuoto, neutro, né buono né cattivo, governato da forze esterne. In sostanza, se alla società si danno leggi giuste, deve diventare giusta. Leggi ovvero regole, forme, contratti. Per un comunista, eliminare le differenze di classe, per un cattolico applicare la dottrina sociale.
Non sto difendendo il principio ‘homo homini lupus' (l'uomo è un lupo per l'altro uomo). Che tutti siamo bestie e quindi ogni governo sia solo un compromesso è un'altra sciocchezza. L'essere umano è fatto di spinte spesso contrapposte, e il suo comportamento può essere costretto dalle leggi, ma non guidato. Individui e gruppi hanno i loro obiettivi che desiderano raggiungere il più possibile liberamente. Si sottopongono alle regole della società perché riconoscono che sono necessarie. Tutti preferiamo il semaforo verde a quello rosso. Ci fermiamo perché rischiamo di prenderci un TIR sulla fiancata. E tutti preferiamo la rotonda al semaforo, anche se col verde possiamo andare diritti e con la rotonda dobbiamo comunque rallentare. Perché è meglio rallentare tutti piuttosto che rischiare di prendere il rosso e stare fermi. Queste sono le norme sociali. Se ci piace cooperare con altri, è perché assieme agli altri siamo più forti e possiamo fare di più. Ma nessuno è obbediente o cooperativo solo perché ‘crede in un principio'. Non esiste un credere che non sia verificato, provato all'interno del complesso delle azioni umane. Le convinzioni inculcate e le regole imposte sono solo una vernice di convenienza sotto la quale agiscono interessi ancora più bassi perché nascosti. Esempio eclatante è la copertura che la Chiesa Cattolica diede in passato a (per fortuna pochi, rispetti ai tanti) religiosi che abusavano di minori a loro affidati. Una copertura prestata perché il danno per l'istituzione veniva anteposto ai principi sui quali essa si fonda. Dei regimi comunisti neppure parlarne. L'oppressione delle classi per difendere le quali l'ideologia era nata è diventata spesso la norma.
Rispetto a questa ipocrisia, il riconoscere un ruolo all'interesse e alla libertà d'azione in una società liberale e in una economia di mercato, porta a definire con franchezza i limiti degli interessi e delle libertà e ad apprezzarli come strumenti per armonizzare la vita di tutti, come le rotonde. La pagliuzza e la trave è un ottimo esempio. La mancanza degli altri appare sempre maggiore della nostra. E' una tendenza umana. Quando un altro ci urta, non sappiamo se ha fatto apposta. Quando lo facciamo noi, involontariamente, ci rimaniamo male se non accetta le nostre scuse. Perché noi sappiamo che non l'abbiamo fatto apposta. Questo non cambierà mai, perché io sono io e gli altri sono diversi da me. Nessuna fede e nessun partito potranno farmi entrare dentro gli altri. Però, la ragione ci fa luce: l'altro è un io come me, e per lei/lui io sono l'altro. Se penso negativamente, prima comincerò a difendermi, e subito dopo ad attaccare. Se penso positivamente, posso andare incontro a delusioni. Se invece colgo l'occasione per conoscere l'altro, se cerco di capire perché mi ha urtato, senza pregiudizi positivi o negativi, allora stabilisco una relazione, apro un'indagine. Devo essere prudente, perché potrebbe essere un borsaiolo che cerca di rubarmi il portafoglio, ma può anche essere una persona che vale la pena di conoscere e con la quale potrò magari iniziare un rapporto buono per entrambi. Devo cancellare pregiudizi negativi ma anche positivi. Devo guardare alla realtà con gli occhi aperti, le mani disposte a lavorare e il cervello pronto a capire. Il cattocomunismo è un pensiero falso, impostoci da classi clericali e politiche che non vogliono sperimentare, non vogliono rapportarsi con la realtà ma mantenere il potere con l'inganno, senza lavorare e sperimentare. Il castello di ipocrisia che hanno costruito su questo paese sta però crollando, e solo il coraggio di vedere e dire la realtà può aiutarci a superare la catastrofe.

 

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