E come i cimiteri, i cinema finirono fuori dalle mura

RIMINI - Notizie satira - mer 12 ott 2011
di Lia Celi

Cosa direbbe un Foscolo riminese?
Ma a rischiare atmosfere sepolcrali adesso è il centro storico

Se Ugo Foscolo vivesse fra noi andrebbe al cinema? Certo che sì, non sarebbe tipo da serate di tivù con frittata e rutto libero. Ci andrebbe con gli amici, ovviamente al mercoledì quando c'è l'ingresso ridotto (sempre in bolletta, povero Ugo).
Io me li vedo, lui e il Pindemonte, seduti tutti gasati con il popcorn in mano nelle sale dove si proiettano film storici pieni di eroi e di battaglie. I loro preferiti sarebbero i peplum tipo il «Gladiatore», «Alexander» o «300», e nelle scene clou inciterebbero i loro guerrieri preferiti urlando in greco antico, suscitando le ire dei vicini di poltrona. Be', se ad accendere in Foscolo i sogni di gloria bastavano vecchi sepolcri scalcagnati, i duelli di Maximus lo avrebbero mandato in sollucchero.
Ma duecento anni fa il cinema era ben al di là da venire, e quando voleva immaginare «egrege cose» il giovane Ugo, in mancanza di meglio, andava tutti i giorni all'ombra dei cipressi a guardarsi lo spettacolo gratuito delle «urne dei forti». Gli piaceva tanto che quando fu esteso all'Italia l'editto con cui Napoleone ordinava il trasferimento dei cimiteri fuori città, la cosa non gli andò giù e compose il ben noto carme. Possiamo quindi supporre che un Foscolo moderno e riminese avrebbe una reazione simile vedendo che dal centro storico di Rimini sono scomparse tutte le sale cinematografiche, costringendo i cinefili a fare chilometri in macchina fino all'Iper o alle Befane. Magari ci avrebbe scritto un poemetto intitolato «Dei cinema»: i buoni film ci rendono migliori, perché cacciarli fuori dalle mura urbane come lazzaretti? O bella (decima) musa, ove sei tu?
Tra il MacDonald e la sala giochi vietata ai minori (dove un giocatore incallito come Foscolo rischierebbe fra l'altro di bruciare gli ultimi spiccioli). Che poi lo spostamento dei cimiteri dall'interno delle città era dettato da comprensibili ragioni igieniche, più difficili da rintracciare nel trasferimento extra moenia dei cinema, a meno di non considerare i film alla stregua di cadaveri infetti (cosa che si può dire solo di certi cinepanettoni). Ora, senza i cinema che rianimavano i pomeriggi e le sere dei fine settimana invernali, ad agonizzare è il centro storico. I gestori di bar e pasticcerie ricordano con nostalgia i tavoli gremiti di famiglie dirette al Supercinema o al Modernissimo. E' vero, ha riaperto il Settebello, ma quando esci di lì la sera trovi solo buio e desolazione cimiteriale, peraltro molto foscoliana. Se non passassero tutte quelle macchine, forse si sentirebbe anche il grido dell'upupa.

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