Giorgio Betti, da promessa dell'Inter a cronista di professione

RIMINI - Notizie sport - mer 28 set 2011
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi del nostro sport
Prima sudare, poi raccontare

In età giovanile, lo sport l'ha praticato, arrivato alla maturità lo ha raccontato. Questa, in sintesi, la parabola di Giorgio Betti, giornalista riminese nato nell'ormai lontano 1940. Una bella storia la sua. Tedicenne giocava in una squadretta rionale: l'OSAR padroneggiando così bene la palla da destar meraviglia. In seguito ai giocolerismi, agli acrobatismi, alle invenzioni secondo estro aggiunse un'impeccabile armonia di ritmo ed una severa razionalità geometrica, tanto che un talents scout lo condusse per un provino all'Inter. 

Nel 1956, a sedici anni non ancora compiuti, Giorgio Betti, fasciato dei colori nero-azzurri, giocava nei boys del grande club milanese avendo come allenatore Peppino Meazza e per compagni atleti del valore di Mazzola e Facchetti. Per tre anni rimase a Milano, ma furono stagioni costellati da infortuni e da inciampi, tanto che, nel 1959 emigrò al sud per pedatare nelle serie minori. Fu alla Battipagliese ed alla Salernitana. Poca roba, in verità. A salvarlo dall'incerta sorte del "giocatore di ventura" fu il servizio militare che il nostro uomo svolse nella Compagnia Atleti.
Ritornato a Rimini prese a lavorare come lattoniere nell'azienda di famiglia e, per soddisfare la sua inesausta passione, giocò nel Bellaria, nel Cervia (in IV serie), nell'Argenta, a Savignano, a Villa Verucchio, a Coriano, a Sant'Agata Feltria. Nel frattempo, avendo conseguito il brevetto di allenatore di terza categoria si esibiva nella duplice veste : di trainer e di giocatore.
Tutto questo andò avanti fino alla stagione calcistica 1976-77. Il principio latino mens sana in corpore sano non è, purtroppo, nella generalità dei casi, molto fondato e rappresenta un traguardo difficilmente raggiungibile nella fecciosa palude dello sport professionistico dove oltre al miraggio dei soldi c'è soltanto un miscuglio di vanitas, l'ebbrezza del nulla e la verminosa corsa all'edonismo. Con Giorgio Betti, bisogna dire che il principio funzionò.
Studiò da autodidatta, cercò di perfezionarsi costantemente, iniziò a scrivere. Sulle prime ci furono le collaborazioni ai quotidiani locali, quindi nel 1987 venne assunto alla Gazzetta di Rimini e ne divenne capo redattore e lì ci rimase fino al 1994, allorché il quotidiano chiuse i battenti. Ma ormai l'attività giornalistica procedeva ed a quella su carta stampata, Giorgio Betti, aggiunse quella televisiva, dimostrando anche in tale settore capacità. Esemplare, a questo proposito, la trasmissione "Sport Incontri", che Giorgio condusse, con successo, per venticinque anni. A conclusione di una lotta, che si potrebbe definire alfieriana, c'è stato il superamento dell'esame, sostenuto a Roma, per divenire a tutti gli effetti giornalista professionista: era il 1995. Betti ottenne, in tal modo la consacrazione, alle aspirazioni di un'intera esistenza.
In seguito, per oltre cinque anni, Giorgio fu direttore del quotidiano sanmarinese "San Marino Oggi". Numerosi, nel corso della carriera, sono stati i premi vinti e gli attestati ricevuti: nel 1988 il Premio Giornalistico "Franco il Grande" Asar Riccione 1988, nel 2002 ottenne il Diploma d'Onore e Premio Giornalistico "Gianni Bezzi" e il Premio Nazionale "Gutemberg d'Oro" dell'Unione Sportiva Imolese. Tutt'ora è socio onorario del Lions Club, è , inoltre, socio fondatore del "Panathlon Club Rimini.
Vive a Rimini, in un bellissimo appartamento in Via dei Mille, nel suggestivo Borgo Marina, è sposato ed ha due figli. Pur restando appartato, disdegnando le ribalte mediatiche, senza mischiarsi alle dispute (in vero stucchevoli) che decrepiti baccellieroni della pedata riminese, quotidianamente propinano, Giorgio, di tanto in tanto, ci delizia attraverso qualche prezioso servizio televisivo che tratta argomenti dissueti, oppure ci riporta ai fasti pugilistici degli anni cinquanta-sessanta, quando, microfono in mano, si erge a speaker davvero insuperabile nelle sempre più sporadiche e, purtroppo, avvilenti riunioni di boxe.

 

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