Giostra bruciata, monumento mancato

RIMINI - Notizie satira - mer 17 dic 2008
di Lia Celi
Installazione natalizia in piazza Tre Martiri

Invece di buttarla, potrebbe finire alla Biennale di Siviglia


La giostra carbonizzata in piazza Tre Martiri è sparita da qualche giorno. Peccato. Io ce l'avrei lasciata ancora un po'. Come installazione natalizia era molto più anticonvenzionale del presepe di sabbia, anche se puzzava un po' di bruciato, e avrebbe fatto pendant con il minimalismo dell'addobbo della piazza, che ricorda tanto dei tappetini da bagno stesi ad asciugare. Sembrava la bancarella natalizia di Belzebù, venuto dagli Inferi in questo inverno di crisi per fare incetta di anime a prezzi stracciati - quel che ci voleva per dare al centro storico un tocco spensierato alla Hieronymus Bosch. Di certo, dal punto di vista estetico-artistico, la reliquia annerita della giostra era l'oggetto più originale ed emozionante del luogo. Sarebbe bastato un cartello con un titolo appropriato («Nightmare before Christmas»? «Jingle Hell»? «Natale con Nerone»?), e Rimini avrebbe potuto competere con le grandi città che espongono nei luoghi pubblici opere d'arte contemporanea provocatorie e dissacranti, prima di ritirarle in seguito alle immancabili proteste dei consiglieri di An e Forza Italia. Quel macabro carosello di cavalli scheletriti dalle fiamme, nell'angolo più dark della piazza, quello con i tasselli che ricordano le forche dei Tre Martiri, a pochi passi dal mercatino natalizio e dai Babbi Natale farlocchi, rimescolava le viscere come i bambini di cera impiccati di Maurizio Cattelan.
Mentre scrivo queste righe non è ancora stata accertata l'origine dell'incendio, dolosa o fortuita. Il rogo di Andrea Severi è ancora troppo vicino per non far sospettare il peggio - che rovinare col fuoco l'esistenza di altre persone stia diventando il passatempo notturno più eccitante in una città che non sa più divertire né se stessa né gli altri. L'incendio dell'Immacolata, che per fortuna non ha mandato all'ospedale nessuno, ha comunque mandato in fumo le speranze della famiglia che viveva di quella giostra. Però, imprevedibilmente, il fuoco che ne ha cancellato la funzionalità mondana aveva trasformato l'attrazione per bambini in un monumento - nel senso latino del termine, cioè di testimonianza ammonitrice per tutti i riminesi.
Cos'è Rimini, in fondo, se non una città-giostra? In passato tutti volevano farci un giro, oggi la fila per salirci è sempre più corta, e continuiamo a chiederci perché. Il guaio è che anche noi ci siamo sopra, e non ce ne accorgiamo. Crediamo di progredire, e invece continuiamo a girare in tondo, intontiti dalla musica, ritrovandoci di fronte periodicamente agli stessi problemi - la viabilità, il teatro Galli, il lungomare da rifare - senza mai risolverli. Bisognerebbe fermare la giostra, metterci seriamente le mani, aggiustarla e proteggerla, o un giorno ci ritroveremo con una carcassa vandalizzata e inservibile. Riflessioni forse stonate sotto Natale, ma salutari in vista di un 2009 pieno di incognite. E invece si è preferito nascondere la giostra e il suo monito agli uomini di buona volontà. Speriamo che il Comune non la butti via. Chissà, magari potrebbe inviarla alla Biennale d'arte contemporanea di Siviglia, come gli impiccati di Cattelan.
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