Evasori non si nasce, ma ci fanno diventare

RIMINI - Notizie opinioni - mer 28 set 2011
di Giampaolo Proni

L'Italia e le tasse
Se il fisco perde 50 miliardi all'anno non è solo questione di disonestà, ma di un sistema che andrebbe cambiato dalle radici

Il tema dell'evasione fiscale è delicatissimo e coperto da molta ipocrisia. La rozza fase che la politica italiana sta attraversando non è in grado di trattarlo con la circospezione e la franchezza che richiede. Ma basterebbe dire alcune cose che tutti sappiamo, con pacatezza e sincerità.

Sei cose che sappiamo tutti

Primo: non c'è un'evasione fiscale giustificata, si tratta sempre di un reato. Però, quando si parla di 50 miliardi di euro all'anno, non si può dire che tutti gli evasori sono criminali come un rapinatore o un camorrista. Tutti sappiamo che gli evasori sono spesso professionisti, imprenditori, artigiani e commercianti che per il resto della loro vita sono cittadini stimati e a volte occupano posti prestigiosi nella comunità.
Secondo, spesso siamo complici dell'evasione fiscale sotto forma di 'sconto-ricatto': "Sarebbe 100, ma se non ha bisogno della ricevuta sono 80". E noi accettiamo, perché l'alternativa è pagare di più o andare a sporgere denuncia alla Guardia di Finanza. Due alternative che non ci danno nessun vantaggio certo e molte beghe sicure.
Terzo: l'evasione per alcune categorie è un modo per poter fare prezzi accettabili. Se tutti dovessero pagare il 20-30% di tasse in più i prezzi aumenterebbero. Lo Stato, facendosi truffare, concede uno sconto ai clienti-consumatori e un reddito più alto ai venditori-evasori.
Quarto: siamo un paese di evasori, ma non siamo i soli. Parlando solo di IVA, l'Italia evade il 22% delle imposte, la mitica Gran Bretagna ne evade il 16%, e il 14% l'Austria (dati Sole24ore 24/8/11). Davanti a noi la Grecia con il 30%, Slovacchia e Ungheria con il 28 e 23%.
Quinto: il fisco italiano è spesso inutilmente vessatorio, complicato e fastidioso. In particolare le imprese, e in particolare quelle piccole, sono sottomesse non solo a una pressione fiscale insostenibile, ma a vessazioni innumerevoli (basti pensare che le complicatissime norme del Sistri o Sistema di controllo per la tracciabilità dei rifiuti sono state abolite dopo proteste delle imprese). Nonostante le solite promesse dei politici di tutte le parti, fare impresa appare ancora come un'attività che inizia pagando, continua sommersa di burocrazia e oggi sempre più spesso termina con debiti, sequestri e fallimenti. Il tutto, se va male, senza l'ombra di un ammortizzatore sociale, cassa integrazione o altro. Ma senza imprese, il paese semplicemente chiude.
Sesto: gli sprechi e le ruberie dello Stato, dei politici e degli amministratori (che vediamo ogni giorno sui mass media) fanno sì che il cittadino che paga le tasse non pensa che sta aiutando chi ne ha bisogno e sta offrendo a sé e alla sua comunità servizi pubblici efficienti, bensì che sta foraggiando clientele e privilegi, dai parassiti ai veri e propri delinquenti che ingrassano e prosperano con il denaro dei contribuenti.

Riformare il fisco non con il bastone ma con le forbici

Se ho detto cose vere, e penso di averle dette, è evidente che una riforma fiscale seria non può essere solamente repressiva: non si possono processare interi settori imprenditoriali e professionali, e non si può pensare di sottrarre 50 miliardi di reddito a classi sociali medie e medio alte senza che queste si rifacciano alzando i prezzi. Il professionista invece di farmi scegliere mi farebbe pagare 100, e forse anche di più. La mancata evasione finirebbero per pagarla gli utenti, cioè sempre i soliti. Dunque, bisogna premere sugli evasori 'perbene' e dare loro qualcosa in cambio, pur facendo sentire che la legge c'è e che le tasse si pagano. Ma per questo ci vuole un governo forte e durevole, cioè fantascienza. La sinistra non ha perso le elezioni solo perché Berlusconi ha le Tv ma anche per imposte ingiuste come l'IRAP, che tassa persino gli stipendi dei dipendenti. Bisogna comunque riformare lo Stato in modo profondo, abolendo e accorpando le imposte fastidiose e inutili, semplificando drasticamente la burocrazia. Senza la crescita economica non c'è scampo per nessuno, neppure per i parassiti. E la crescita la fanno le imprese, non i politici né le pubbliche amministrazioni.

Saremo mai pronti per una democrazia adulta?

Al momento pensare che l'Italia diventi una democrazia adulta sembra purtroppo un sogno. C'è persino da chiedersi se non sia meglio che ci governi qualcun altro, come purtroppo è già successo in passato. La Germania al momento appare il candidato migliore. E' un peccato, perché tanta gente è morta per fare l'Italia, ed è una beffa perché festeggiamo proprio ora un secolo e mezzo di unità. Ma vi sono seri dubbi che siamo capaci, oggi, di governarci da soli. E d'altra parte, quando si preferisce la perdita della libertà alla vittoria dell'avversario politico, vuol dire che non c'è un vero senso della nazione. Ma quanti gioiscono per l'aumento dello spread o il downgrading del debito solo perché così Bersani può dire che il problema è Berlusconi? Oggi un accordo sindacati Confindustria ha smentito le decisioni del governo sulla contrattazione aziendale. Vorrà dire qualcosa?

 

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